Eurispes: emigrano per povertà e mancanza di lavoro nel paese d’origine
Lo studio Eurispes sui migranti in Italia: le principali ragioni della fuga dai paesi d’origine, le condizioni lavorative degli stranieri e le prospettive di permanenza nel nostro paese.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Eurispes, la povertà e la mancanza di lavoro nel paese di origine rappresentano le ragioni principali che spingono le persone a emigrare verso l’Italia. I dati emersi dalla ricerca offrono una fotografia articolata dei flussi migratori contemporanei, svelando non solo le motivazioni di chi lascia la propria terra, ma anche le condizioni in cui gli immigrati si trovano ad operare nel nostro paese e le loro prospettive di permanenza.
Le ragioni della fuga dai paesi d’origine
La ricerca Eurispes identifica nella povertà il principale catalizzatore dell’emigrazione: come riferisce adnkronos.com, i dati mostrano che la carenza di condizioni economiche dignitose nel paese di provenienza rappresenta il motivo più ricorrente tra coloro che decidono di partire. Subito dopo la povertà si colloca la mancanza di lavoro (18,5%), seguita dalla speranza di trovare condizioni di vita migliori (14,8%).
Altri elementi significativi emergono dal quadro complessivo delle motivazioni: il ricongiungimento famigliare rappresenta il motivo della migrazione per il 10,3% degli intervistati, mentre la ricerca di libertà nel paese d’origine (9,4%) e la fuga da guerra o disordini gravi (8,9%) costituiscono ulteriori spinte migratori. Più contenuti, ma comunque presenti, i dati relativi alla persecuzione (5,7%), ai problemi ambientali e climatici come siccità, inondazioni e condizioni meteorologiche estreme (5,2%), infine alle discriminazioni religiose o di genere (2%).
Sul piano della scelta del paese di destinazione, l’Italia beneficia di reti sociali consolidate: il 20,5% degli immigrati sceglie il nostro paese perché vi risiede la propria famiglia, il 18,4% per la presenza di amici e conoscenti. Le dinamiche organizzative della migrazione mostrano autonomia dei singoli migranti nel 33,4% dei casi, mentre il 21,3% si affida a intermediari a pagamento e il 19,2% si avvale di parenti e amici già insediati in Italia.
Condizioni lavorative e permanenza nel paese
Sul fronte occupazionale, gli immigrati in Italia presentano una situazione differenziata. Il 78,1% della popolazione migrante intervistata dichiara di avere un lavoro, il 13,2% non lo possiede ma lo sta attivamente cercando, mentre l’8,6% non lo ricerca. Tra coloro che lavorano, la tipologia contrattuale prevalente è il contratto a tempo indeterminato (37,5%), seguito dal tempo determinato (30,8%). Un dato di particolare rilievo riguarda il 23,8% di chi non ha alcun contratto, con un ulteriore 0,7% in attesa di regolarizzazione.
La composizione per genere dei flussi migratori evidenzia differenze significative nel tipo di ingresso: gli uomini arrivano con sbarco o ingresso clandestino nel 23,8% dei casi contro il 15,3% delle donne, mentre per quanto riguarda i permessi di soggiorno la quota maschile raggiunge il 38,9% a fronte del 31,7% femminile.
Un dato rilevante per comprendere la vitalità dei flussi migratori è la componente di recente arrivo: il 28,6% degli immigrati intervistati è arrivato da meno di due anni, a testimonianza della significativa mobilità dei movimenti migratori verso il nostro paese. Nonostante questa continuità di arrivi, la larghissima maggioranza dei migranti (82,9%) dichiara l’intenzione di rimanere a vivere in Italia ancora a lungo o per sempre.
La percezione dell’Italia e gli atteggiamenti verso i migranti
Tra gli immigrati persiste un’idea diffusa che l’Italia sia una destinazione caratterizzata da benessere economico (15,5%) e da atteggiamento accogliente verso gli stranieri (10,6%). Tuttavia, la realtà percepita evidenzia elementi di discriminazione: un immigrato su dieci ammette di incontrare atteggiamenti razzisti (10%). Gli atteggiamenti di egoismo si fermano al 2,9%, mentre la compassione o la pietà rappresentano il 2,1% delle percezioni registrate.
La situazione amministrativa dei migranti in Italia mostra che il 15,5% degli stranieri risulta privo di permesso di soggiorno, un elemento che incide sulla loro capacità di accedere pienamente ai servizi e ai diritti nel territorio. L’insieme di questi dati, come documentato da iltempo.it, traccia un quadro in cui le motivazioni economiche rimangono il principale driver delle migrazioni, mentre le prospettive di permanenza e radicamento nel territorio italiano rivelano un’integrazione diffusa, pur tra significative criticità legate alla precarietà lavorativa e alla condizione amministrativa di una parte consistente della popolazione migrante.
