Dariya Derkach, l’oro europeo e la lunga attesa per la cittadinanza: «Ho sempre voluto solo l’Italia»

Dariya Derkach, oro europeo nel salto triplo, racconta la sua storia in Italia e la lunga attesa per la cittadinanza.

Dariya Derkach, atleta ucraina, festeggia l’oro europeo nel salto triplo e parla della sua vita in Italia
Dariya Derkach, atleta ucraina, festeggia l’oro europeo nel salto triplo e parla della sua vita in Italia

Dariya Derkach, campionessa europea di salto in lungo e vincitrice dell’oro nel salto triplo agli Europei di atletica a Birmingham, ha raccontato in un’intervista la sua storia in Italia e la lunga attesa per ottenere la cittadinanza. La 33enne, nata a Vinnycja in Ucraina e arrivata in Italia quando aveva nove anni, ha spiegato come l’Italia sia diventata la sua patria e come lo sport abbia giocato un ruolo fondamentale nel suo processo di integrazione. «Io ho sempre voluto solo l’Italia», ha detto, aggiungendo che l’Inno di Mameli le commuove sempre.

La scelta di restare in Italia

Derkach, arrivata a Sant’Egidio del Monte Albino, in provincia di Salerno, nel gennaio 2002, ha costruito la sua vita in Italia, frequentando le scuole, imparando la lingua e integrandosi con la cultura locale. «Cultura, lingua, cibo, scuole: tutto italiano», ha ricordato. Nonostante alcuni sfottò da parte dei bambini per il suo originario, ha trovato persone meravigliose che l’hanno accolta. «Intanto – spiega – perché ci eravamo trasferiti da tempo e cambiare non aveva alcun senso. L’Italia è stata la scelta dei miei genitori e anche la mia: io ci sono quasi nata, ci sono cresciuta, avevo appena iniziato a fare amicizia, a sentirmi di nuovo a casa. Sono cresciuta a pizza e mozzarelle. No, andarsene non era possibile».

La cittadinanza dopo undici anni

Il passaggio più significativo della sua storia è forse quello sulla cittadinanza italiana, arrivata dopo undici anni. «Io ho sempre voluto solo l’Italia», ha ripetuto. Nonostante le offerte da altre federazioni, tra cui Spagna, Ucraina e Qatar, ha scelto di rimanere in Italia. «L’Italia è stata la scelta dei miei genitori e anche la mia: io ci sono quasi nata, ci sono cresciuta, avevo appena iniziato a fare amicizia, a sentirmi di nuovo a casa. Sono cresciuta a pizza e mozzarelle. No, andarsene non era possibile».

Lo sport ha avuto un ruolo decisivo nel suo sentirsi italiana. «Alle elementari c’erano i giochi sportivi studenteschi, erano i primi anni di integrazione, ancora non conoscevo nessuno: ero la straniera. Finché non ho vinto una garetta di ostacoli e, magicamente, sono diventata amica di tutta la scuola! Questo per dire quanto lo sport possa aiutare a sentirsi parte di una comunità», ha spiegato.

Durante la premiazione di Birmingham, Derkach ha cantato l’Inno di Mameli visibilmente emozionata: «Mi sono trattenuta per non crollare, credo mi sia uscita mezza lacrima. Ma l’Inno mi commuove sempre». La sua storia, però, non cancella quella ucraina. Nel suo Paese, uno zio paterno vive «a Kiev, sotto le bombe». La guerra ha reso ancora più lontano il Paese in cui è nata: in ventiquattro anni Derkach racconta di essere tornata una sola volta, per rifare il passaporto. Lo zio, spiega, è rimasto a Kiev mentre la moglie e la figlia sono andate in Inghilterra. «Lui resta lì: gli uomini non possono uscire dal Paese».