Custodire l’umano: la scuola come comunità educante per tutti

La Fidae presenta il Manifesto 2026 per una scuola inclusiva, centrata sulla persona e sull’educazione corale.

Presidente della Fidae Virginia Kaladich parla di scuola inclusiva e comunità educante durante un incontro con la stampa
Presidente della Fidae Virginia Kaladich parla di scuola inclusiva e comunità educante durante un incontro con la stampa

La presidente nazionale della Fidae, Virginia Kaladich, ha sottolineato durante un incontro del 9 settembre 2026 che la scuola deve tornare a essere una comunità educante, capace di custodire l’umano e non lasciare indietro nessuno. Il Manifesto 2026, presentato da Fidae, propone tre impegni: “Custodire l’umano”, “Ricostruire comunità” e “Generare futuro”. Questi obiettivi mirano a rafforzare il ruolo della scuola come luogo di incontro, di crescita e di responsabilità collettiva.

La persona al centro del processo educativo

“Custodire l’umano” significa riconoscere che la dignità di ogni persona viene prima di risultati, prestazioni e competenze. Ogni alunno deve essere accolto nella sua unicità, con talenti e fragilità. La scuola non può essere una somma di individui né limitarsi a erogare un servizio: deve tornare a essere una comunità educante, nella quale ciascuno partecipa secondo il proprio ruolo e i genitori sono corresponsabili del progetto educativo.

La formazione dei docenti e l’uso consapevole del digitale

La formazione deve infine mettere al centro la relazione educativa: il digitale può personalizzare i percorsi, ma i ragazzi hanno bisogno di presenza, sguardo e guida. La scuola deve porre limiti e, insieme, educare a un uso consapevole del digitale. Gli studenti devono comprendere piattaforme, dati e algoritmi, riconoscendo fonti attendibili, manipolazioni e notizie false, e sviluppare un uso critico dei diversi linguaggi digitali.

La lettura e la complessità testuale devono essere affrontate trasversalmente, formando i docenti su lettura e scrittura, argomentazione, confronto tra linguaggi, analisi critica delle fonti e uso consapevole del digitale. Anche le verifiche vanno ripensate: nell’era dell’intelligenza artificiale occorre valorizzare non solo il prodotto, ma il percorso, le scelte, la loro motivazione e la rielaborazione personale. La scuola cattolica, attraverso una concezione integrale della persona, deve coltivare la parola in tutte le discipline, valorizzando intelligenza, affettività, corporeità, spiritualità e relazioni. L’educatore viene così definito dal Manifesto una “sentinella dell’umano”: capace di accorgersi di chi rischia di non essere visto, riconoscere ciò che sta nascendo e distinguere le opportunità dalle minacce.

La povertà educativa e linguistica è una causa di disuguaglianza sociale. La Fidae sostiene scuole aperte a tutti, capaci di riconoscere le difficoltà e offrire percorsi personalizzati, recupero, tutoraggio e opportunità culturali, in rete con famiglie, associazioni e istituzioni. Resta centrale la libertà di scelta educativa: la legge 62 del 2000 ha riconosciuto le scuole paritarie nel sistema nazionale, ma finché la scelta dipenderà dalle condizioni economiche familiari non sarà pienamente garantita.

La scuola non può essere una somma di individui né limitarsi a erogare un servizio: deve tornare a essere una comunità educante, nella quale ciascuno partecipa secondo il proprio ruolo e i genitori sono corresponsabili del progetto educativo. L’alleanza tra scuola e famiglia è spesso invocata, ma talvolta si incrina nella quotidianità. Per sostenere lettura e linguaggio servono letture condivise, laboratori genitori-figli, dialogo senza schermi e accesso a biblioteche e luoghi culturali, offrendo alle famiglie indicazioni concrete senza trasformare la casa in una seconda aula. La povertà linguistica limita diritti, relazioni, partecipazione democratica e capacità di immaginare il futuro: contrastarla è un compito educativo e sociale. Papa Leone XIV ricorda che educare i poveri è un dovere. “Custodire l’umano” significa non lasciare indietro nessuno e costruire comunità capaci di sostenere ogni ragazzo e garantire a ogni famiglia una reale libertà di scelta educativa.