La corsa ai data center alimenta un dibattito globale su impatto e controllo

La corsa ai data center suscita proteste in Italia e in tutto il mondo per impatto ambientale e uso di risorse.

Manifestanti in piazza contro i data center, con cartelli che denunciano impatto ambientale e uso di risorse
Manifestanti in piazza contro i data center, con cartelli che denunciano impatto ambientale e uso di risorse

La corsa ai data center, spinta da investimenti record e obiettivi tecnologici, ha scatenato proteste in Italia e in diversi Paesi europei, con un dibattito globale su impatto ambientale, uso di risorse e controllo sociale. In Italia, sono attivi 262 impianti, con altri 83 in fase di pianificazione, mentre il consumo di energia e acqua ha suscitato preoccupazioni. Inoltre, il settore è diventato bersaglio di contestazioni, con manifestazioni e pressioni su politici locali, a partire da progetti come Apto Campus a Lacchiarella, nel Parco Agricolo Sud Milano.

Un settore in crescita con impatti significativi

I data center consumano circa il 20 per cento dell’energia elettrica totale, con un impatto notevole sul consumo di acqua, un’altra questione cruciale. Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, negli ultimi tre anni sono stati investiti oltre 7 miliardi di euro nel settore, con previsioni di un aumento del consumo energetico fino al 7-12 per cento del totale nazionale entro il 2035. Questi numeri mettono in luce un settore in espansione, ma anche un dibattito crescente su come gestire i suoi effetti. La Lombardia è stata la prima regione in Italia a approvare una legge dedicata a queste infrastrutture, nonostante le proteste di Legambiente, Cgil e diversi rappresentanti istituzionali e della società civile. Il caso più discusso è Apto Campus a Lacchiarella, che ha suscitato contestazioni e manifestazioni, con il progetto in fase di valutazione. Le proteste si concentrano su un consumo di suolo e acqua che mette a rischio l’equilibrio ambientale.

Proteste in Italia e in altri Paesi

Le proteste contro i data center, le contestazioni e gli attacchi verso tecno miliardari come Schmidt e Altman, stanno allarmando le agenzie federali, a partire dallo U.S. Capitol Police Intelligence Services Bureau. In Irlanda, dove i data center consumano il 20 per cento dell’energia prodotta, le proteste sono cresciute, costringendo il governo a modificare le normative. In Gran Bretagna, le strade di Londra sono state attraversate da manifestazioni contro l’installazione di nuovi data center, mentre in Spagna, associazioni come Tu Nube Seca Mi Rio si battono per ridurre il consumo idrico.

In Paesi Bassi, i manifestanti hanno occupato il tetto di un data center di Microsoft, contestando anche l’utilizzo dell’IA a scopi militari. La domanda che emerge è chi beneficia realmente di questi progetti: i cittadini o le aziende tecnologiche? In Italia, il consumo di acqua e energia ha suscitato preoccupazioni, con un aumento del 2 per cento dei consumi elettrici nazionali nel 2024.

  • 262 impianti attivi in Italia
  • 83 progetti in fase di pianificazione
  • Consumo energetico del 20 per cento in Irlanda
  • Protesta in Lombardia e in altri Paesi europei

La corsa ai data center, se non accompagnata da controlli rigorosi e una gestione responsabile, potrebbe diventare un problema globale, con conseguenze ambientali e sociali significative. Il dibattito non si ferma, ma si espande, coinvolgendo cittadini, sindaci, organizzazioni e governi, tutti chiedono un equilibrio tra innovazione e sostenibilità.