Chiara Corbella Petrillo, la giovane madre che rinunciò alle cure per il figlio e ora va verso la beatificazione

Chiara Corbella Petrillo, giovane madre morta nel 2012 dopo aver rinunciato alle cure per il figlio, va verso la beatificazione.

Una donna felice e serena, in un momento di dolore, rinuncia alle cure per il figlio, in un contesto religioso e familiare
Una donna felice e serena, in un momento di dolore, rinuncia alle cure per il figlio, in un contesto religioso e familiare

Chiara Corbella Petrillo, giovane madre morta nel 2012 all’età di 28 anni dopo aver rinunciato alle cure per far nascere il terzo figlio, sta per iniziare il processo di beatificazione. Il marito, Enrico Petrillo, racconta la sua storia come un esempio di fede e dedizione. La donna, romana, aveva dato alla luce due bambini con gravi problemi di salute, entrambi morti poco dopo la nascita. Incinta del terzo figlio, nel 2011 le fu diagnosticato un tumore alla lingua. Sottoposta a un primo intervento, decise di sospendere le terapie per non danneggiare il feto. Dopo la nascita del figlio, oggi 15enne, riprese le cure, ma il tumore si era diffuso e Chiara Corbella morì il 13 giugno 2012. Il processo di beatificazione, iniziato nel 2018, è in corso e potrebbe portarla a essere proclamata serva di Dio.

Un esempio di fede e serenità

Enrico Petrillo descrive Chiara Corbella come una donna “mite” e “sempre felice”, che affrontava le situazioni con “serenità e dolcezza”. Nonostante la gravità della sua condizione, la giovane non si è mai mostrata passiva, ma ha vissuto la vita con intensità. La sua relazione con Cristo era indistruttibile, e per questo, nonostante il dolore, era felice. “Era ironica, allegra”, ricorda il marito. La sua dedizione alla famiglia e alla fede ha lasciato un segno profondo nella sua vita e nella sua famiglia.

La memoria e la politicizzazione

La figura di Chiara Corbella Petrillo è stata recentemente citata dalla premier Giorgia Meloni nel discorso sulla fiducia, accanto a altre figure storiche. Il marito, però, ha espresso preoccupazione per i tentativi di politicizzare la sua memoria. Ha visto tentativi di strumentalizzarla, bloccando scritti di persone che sostenevano di aver parlato con i familiari, cosa che non era mai avvenuta. L’uomo sottolinea che la moglie era contraria all’aborto, ma ridurla a una “bandierina del movimento pro-life” è “assolutamente limitante rispetto a ciò che era”. “Lo ha fatto perché amava il Signore”, afferma, aggiungendo che “è un distinguo non da poco”.

Il libro “Solo il vino migliore”, appena pubblicato, affronta questi temi e mette in luce come la memoria di Chiara Corbella possa essere manipolata da movimenti cattolici politicizzati. Petrillo, fisioterapista nelle cure palliative, ha visto morire tante persone, ma mai nessuna con la consapevolezza e la felicità di sua moglie. “Chiara – dice – ha mostrato di avere con Cristo una relazione indistruttibile e per questo, nonostante tutto, era felice.”

La storia di Chiara Corbella Petrillo è un esempio di dedizione, fede e coraggio. La sua decisione di rinunciare alle cure per il figlio, pur di dare vita a un nuovo essere umano, ha lasciato un segno profondo nella sua famiglia e nella comunità. Il processo di beatificazione, in corso, potrebbe portarla a essere riconosciuta come una figura di ispirazione per tante persone. La sua vita, pur breve, è un ricordo di serenità e dedizione, che continua a influenzare chi la ricorda.