La Cassazione annulla condanne contro l’ex Pm Angioni, il procedimento torna al Pm
La Cassazione annulla condanne contro l’ex Pm Maria Angioni, il procedimento torna al Pm.

La Cassazione ha annullato le condanne contro l’ex Pm Maria Angioni, che aveva indagato sulla scomparsa di Denise Pipitone. Il procedimento torna al pubblico ministero, dopo che la Suprema corte ha accolto la tesi della difesa sull’obbligo di sospensione del procedimento ope legis. La decisione, depositata il 4 febbraio scorso, ha reso inutili le sentenze del Tribunale di Marsala e della Corte d’Appello di Palermo, che avevano condannato l’ex sostituto procuratore per false dichiarazioni al Pm.
La sospensione del procedimento è legittima
La Corte ha sottolineato che la sospensione del procedimento, prevista dall’articolo 371-bis del Codice penale, non riguarda il processo ma il procedimento, e che il riferimento lessicale al processo è debole e atecnico. La Suprema corte ha ritenuto che la mancata sospensione prima della definizione del procedimento “madre” fosse pretestuosa, e che le sentenze di condanna non potessero essere adottate prima di quel momento.
La Cassazione ha ritenuto che la sospensione del procedimento fosse legittima e necessaria. La Corte ha distanziato la sentenza “Cedro”, che aveva limitato il potere del Pm a compiere atti urgenti, sottolineando che la norma non vieta esplicitamente tali atti. La decisione ha aperto la possibilità di rinnovare gli atti se necessario per garantire il diritto di difesa.
La validità degli atti di indagine durante la sospensione
La Cassazione ha anche stabilito che gli atti compiuti durante la sospensione, non urgenti, sono validi a meno che non pregiudichino l’intervento, l’assistenza o la rappresentanza dell’indagato. La Corte ha sottolineato che l’assenza di un no espresso del legislatore non permette di considerare gli atti totalmente inutilizzabili, ma neppure di ritenerli indenni da sanzioni processuali.
La sentenza ha chiarito che la mancata sospensione del procedimento comporta l’annullamento delle sentenze di condanna. La Cassazione ha disposto la restituzione degli atti al Pm per un eventuale proseguimento, e ha sottolineato che il procedimento deve essere rimesso nelle mani del Pm, come organo che procedeva quando è intervenuta in automatico la sospensione per legge.
La difesa dell’ex Pm Angioni, guidata dall’avvocato Stefano Giordano, ha espresso soddisfazione per l’accoglimento della tesi sulla sospensione. «Il pubblico ministero ha esercitato l’azione penale quando non poteva, e i giudici di merito non se ne sono accorti», ha affermato il legale. L’errore, secondo lui, pesa ancor di più alla luce dell’accanimento processuale subito da un magistrato che aveva solo esercitato il proprio diritto di critica sulle indagini per la scomparsa di Denise Pipitone.
Per l’ex Pm Angioni resta in piedi un secondo processo per diffamazione nei confronti dell’ispettore di polizia Vincenzo Tumbiolo, che le era costato una condanna in primo grado a quattro mesi di reclusione. La Cassazione ha annullato la decisione e ha disposto la trasmissione degli atti al tribunale di Monza, dove è fissata una prima udienza per il 16 giugno 2026.
- La Cassazione annulla condanne contro l’ex Pm Maria Angioni
- Il procedimento torna al Pm dopo la sospensione ope legis
- La difesa sottolinea l’errore dei giudici di merito
- Resta in piedi un processo per diffamazione contro Vincenzo Tumbiolo
La decisione della Cassazione rappresenta un ulteriore passo nella riabilitazione dell’ex Pm Angioni, che aveva indagato sulla scomparsa di Denise Pipitone. La sentenza ha anche aperto nuove prospettive per il proseguimento del procedimento, con il ritorno al Pm come organo competente. La difesa, però, non si ferma qui e promette di proseguire la battaglia anche sul resto delle questioni.
