Il caro carburante: il problema non è solo il Brent, ma la scarsità di raffinerie
Il caro carburante in Europa si spiega con la scarsità di raffinerie e la guerra in Medio Oriente

Il caro carburante in Europa non è solo legato al prezzo del Brent, ma anche alla scarsità di raffinerie e alla guerra in Medio Oriente. La crisi di Hormuz e gli attacchi alle raffinerie russe hanno aggravato la scarsità di prodotti raffinati, portando a un aumento dei prezzi anche quando il petrolio scende. In Europa, dove la capacità di raffinazione si è ridotta negli anni, la differenza tra costo del barile e valore del diesel ha toccato livelli record. La scarsità di raffinerie e la guerra in Medio Oriente sono i principali fattori che spiegano il caro carburante.
La guerra in Medio Oriente e la scarsità di raffinerie
La guerra in Medio Oriente ha ridotto la capacità di raffinazione della regione, con oltre un quinto della capacità messa fuori uso. Inoltre, la guerra tra Russia e Ucraina ha ridotto l’offerta di petrolio e prodotti raffinati, con la Russia che era uno dei maggiori esportatori mondiali di diesel via mare. Gli attacchi ucraini alle raffinerie russe hanno ridotto la capacità di produzione, portando a un aumento dei prezzi. La scarsità di raffinerie e la guerra in Medio Oriente sono i principali fattori che spiegano il caro carburante.
La scarsità di raffinerie ha reso più complesso l’equilibrio tra domanda e offerta. La riduzione della capacità di raffinazione in Europa ha reso più difficile aumentare l’offerta per assorbire lo squilibrio. Il risultato è che il “crack spread” del diesel, cioè la differenza tra costo del barile di petrolio e valore del prodotto raffinato, ha toccato livelli record, arrivando a 80 dollari al barile, contro i 20 di inizio anno.
Le misure di sostegno e la tassazione degli extraprofitti
Le misure di sostegno come il taglio delle accise sono poco efficaci, tendono ad essere rapidamente “fagocitate” dall’aumento del prezzo e dei margini. Per lo stesso motivo anche la tassazione degli extraprofitti, di cui Roma chiede si discuta al prossimo Ecofin, può avere senso dal punto di vista redistributivo ma lascierebbe irrisolto il nodo del meccanismo di formazione dei prezzi sui mercati internazionali. La scarsità di raffinerie e la guerra in Medio Oriente sono i principali fattori che spiegano il caro carburante. La riduzione della capacità di raffinazione in Europa ha reso più difficile aumentare l’offerta per assorbire lo squilibrio. Il risultato è che il “crack spread” del diesel ha toccato livelli record, arrivando a 80 dollari al barile, contro i 20 di inizio anno.
