Cardinale Zuppi: «Totale condanna sull’accanimento terapeutico, ma il nodo è il confine»
Cardinale Zuppi condanna l’accanimento terapeutico, sottolinea il confine tra sofferenza e cura

Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana e arcivescovo di Bologna, ha espresso durante un video podcast di Luca Zaia una posizione chiara e ferma sull’accanimento terapeutico, condannandolo in modo totale. L’intervista, pubblicata il 29 luglio 2026, ha visto il prelato parlare di sofferenza, cura e il ruolo della Chiesa nella società contemporanea. Il cardinale ha sottolineato che l’accanimento è pericoloso e rappresenta sofferenze inutili, ma ha anche riconosciuto la complessità del tema, mettendo al centro il confine tra accanimento e cura.
La condanna della Chiesa sull’accanimento
«Totale condanna. È pericolosissimo l’accanimento, sono sofferenze inutili ed è un’idea da Prometeo che però fa male all’umanità», ha detto il cardinale Zuppi, rispondendo a una domanda di Luca Zaia. L’arcivescovo ha sottolineato che il problema non è solo etico, ma anche sociale e medico, e che il confine tra accanimento e cura deve essere chiaro. «Bisogna però avere grande chiarezza nel dire quando si può parlare di accanimento», ha aggiunto, mettendo in evidenza l’importanza di una valutazione precisa e responsabile. Il cardinale ha anche ricordato che la sua missione non sta nel giudicare la storia, ma nel «camminarci dentro come “pellegrini”». Un invito a riflettere, a ascoltare e a agire con responsabilità, nel rispetto della persona e della sua dignità.
La vita e l’esperienza del cardinale
Il cardinale Zuppi ha raccontato la sua vita, partendo dalle periferie di Roma, dove ha vissuto un’infanzia radicata nei valori essenziali. Cresciuto in una famiglia numerosa e unita, ha seguito i ricordi della madre Carla e del padre Enrico, che hanno formato la sua personalità. L’incontro con la Comunità di Sant’Egidio, durante l’adolescenza, ha segnato una svolta nella sua vocazione, portandolo a dedicarsi al servizio e all’ascolto delle sofferenze. «Tra i bambini malati di tumore e le famiglie che vivevano nelle baracche ai margini di Roma», ha ricordato, ha trovato la sua strada.
La sua esperienza sul campo, dal Mozambico al Kosovo, e le missioni diplomatiche a Washington, Mosca e Pechino, lo hanno portato a sottolineare l’importanza della diplomazia e del dialogo per risolvere i conflitti. «Non possiamo accettare che la guerra torni a essere il modo con cui si risolvono i conflitti», ha detto, sottolineando l’urgenza di un mondo in cui la pace sia prioritaria. La Chiesa non si limita a condannare, ma cerca di offrire alternative. Il cardinale ha ribadito la posizione della Chiesa sul fine vita, mettendo al centro la persona, la relazione e il potenziamento delle cure palliative per combattere la solitudine e il dolore. L’obiettivo non è solo di evitare l’accanimento, ma di accompagnare la persona nel suo cammino con empatia e cura.
La sfida dell’antropologia digitale è un tema che il cardinale ha affrontato con attenzione. L’avvento dell’intelligenza artificiale richiede una nuova sapienza per rimettere al centro l’umanità e impedire che le relazioni diventino puramente virtuali. «AI giovani, e al sé stesso ventenne, Zuppi lascia un messaggio di speranza attiva: non cedere al cinismo o all’ansia del tutto e subito, ma avere la pazienza intelligente di piantare i semi della trasformazione», ha detto, sottolineando l’importanza di una visione lungimirante.
—
