Call center, 100mila posti a rischio per l’IA. Slc-Cgil: “All’allarme segua un tavolo per trovare soluzioni”
Lavoro e tecnologia in bilico: 100mila posti a rischio per l’IA nei call center. Slc-Cgil chiede un tavolo per trovare soluzioni.

Il presidente di Tim e presidente di Asstel, Pietro Labriola, ha lanciato un allarme su una possibile riduzione di 100mila posti di lavoro nella filiera dei call center, a causa dell’adozione crescente di intelligenza artificiale e automazione. La notizia, diffusa durante l’evento “A tua difesa” organizzato dalla Lega alle Officine Farneto, ha suscitato preoccupazioni tra i sindacati, che da tempo denunciano i rischi per i lavoratori. La Slc-Cgil ha chiesto un tavolo operativo con le istituzioni per trovare soluzioni e garantire un ricambio professionale per i dipendenti.
La digitalizzazione come strumento di salvaguardia
Labriola ha proposto di impiegare gli operatori over 50 nella digitalizzazione dei documenti della Pubblica amministrazione, un’idea già avanzata in passato dal sindacato. Secondo il CEO di Tim, questa strategia potrebbe garantire lavoro per 5-10 anni, evitando la perdita di posti di lavoro. La digitalizzazione, che include cartelle sanitarie e documenti giudiziari, potrebbe rappresentare una via d’uscita per i lavoratori in difficoltà, ma richiede una regia unica e una formazione adeguata.
La soluzione non può essere solo un intervento spot, ma deve coinvolgere le grandi committenze.
Il segretario generale della Slc-Cgil, Riccardo Saccone, ha sottolineato che interventi spot o a fini elettoralistici non bastano a risolvere la situazione. La vicenda dei lavoratori calabresi impiegati da Konnecta per la digitalizzazione delle cartelle sanitarie ha dimostrato come soluzioni di breve termine non siano sufficienti. Saccone ha chiesto un tavolo interministeriale per coordinare il processo e coinvolgere tutte le grandi committenze, a partire da quelle a controllo pubblico.
Un’emergenza che richiede interventi strutturali
Labriola ha anche sottolineato l’importanza di dividere i destinatari dei bandi di digitalizzazione: da una parte la tecnologia, dall’altra un bacino composto da lavoratori dei call center con oltre 50 anni. Secondo il manager, bandi vinti da società che assumono temporaneamente giovani di 20 anni per 3-4 anni rischiano di distruggere il futuro dei lavoratori più anziani. “Il tempo delle chiacchiere è davvero esaurito”, ha concluso Saccone, richiedendo una responsabilizzazione concreta da parte delle istituzioni.
La transizione richiede tempo, risorse e strumenti, non solo soluzioni di emergenza.
Per gestire la transizione, i sindacati hanno sottolineato la necessità di tempo, risorse e strumenti, non solo di soluzioni “tampone”. Il sindacalista ha espresso l’aspettativa che le aziende siano consapevoli del problema, soprattutto dopo l’intervento del presidente di Asstel. La richiesta di un tavolo interministeriale per coordinare il processo è diventata una priorità, con l’obiettivo di salvaguardare i posti di lavoro e garantire una riqualificazione professionale. La digitalizzazione, se ben gestita, potrebbe rappresentare un’opportunità per i lavoratori più anziani, ma solo se accompagnata da un piano strutturale e da una collaborazione tra sindacati, aziende e istituzioni. La Slc-Cgil e i sindacati chiedono un impegno concreto, non solo parole, per evitare che 100mila posti di lavoro scompaiano nel giro di un anno e mezzo.
