Il caldo stravolge gli animali selvatici: marmotte che non giocano e orsi senza letargo
Il caldo estremo in Italia modifica il comportamento di animali selvatici come marmotte e orsi, con conseguenze per la loro sopravvivenza.

Il caldo record che ha colpito l’Italia nel 2026 sta modificando radicalmente il comportamento di animali selvatici, con effetti significativi sulla loro sopravvivenza e sviluppo. Lupi che si rotolano nel fango, caprioli che si muovono solo di notte e marmotte che rinunciano al gioco sono solo alcuni esempi di come il riscaldamento globale stia alterando le abitudini della fauna. L’impatto si sente soprattutto in aree montane e parchi nazionali, dove gli animali si adattano a temperature estreme con comportamenti inusuali e a volte pericolosi.
Il gioco interrotto delle marmotte alpine
Per i cuccioli di marmotta alpina, il gioco non è solo un passatempo: è una forma di allenamento essenziale per sviluppare abilità sociali e motorie necessarie per la difesa del territorio e la riproduzione. Uno studio condotto nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, pubblicato su Animal Behaviour, ha analizzato come il caldo stia compromettendo questo comportamento a Orvieilles, in Valle d’Aosta. Dalla ricerca emerge che l’attività ludica raggiunge il picco a 12,8 °C, per poi calare progressivamente fino a scomparire del tutto attorno ai 21 °C, quando i giovani preferiscono rifugiarsi al fresco nelle tane.
Gli studiosi avvertono che l’isolamento prolungato dei cuccioli potrebbe causare deficit cognitivi e comportamentali permanenti, con conseguenze a lungo termine per la specie. L’osservazione di 83 individui e centinaia di interazioni sociali ha rivelato un cambiamento significativo nel comportamento dei giovani, che sembrano perdere la capacità di interagire in modo naturale con i compagni.
Orsi senza letargo e caprioli notturni
Non solo le marmotte sono colpite dal caldo: anche gli orsi stanno modificando i loro ritmi. A causa della scarsità di neve e del clima mite, alcuni individui del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise non entrano più in letargo, rimanendo attivi tutto l’anno. Come denunciato da Stefano Orlandini, presidente dell’associazione Salviamo l’Orso, questa situazione potrebbe mettere a rischio la sottospecie, che conta circa 60 esemplari rimasti. Durante l’inverno scorso, ad esempio, una femmina con tre cuccioli non ha mai trovato un rifugio sicuro.
Al contrario, specie come il daino mantengono un atteggiamento più cauto, regolando gli spostamenti in base alla minaccia dei predatori piuttosto che al termometro. Nel Parco Regionale della Maremma, i caprioli si sono adattati a muoversi di notte per evitare l’afa, ma questo cambio di routine ha alterato i loro ritmi di alimentazione e aumentato il rischio di imbattersi nel lupo, il loro principale predatore. Il caldo estremo non risparmia neppure i grandi carnivori. Nei filmati diffusi dall’associazione Io non ho paura del lupo, si mostrano esemplari nel Trentino occidentale che si immergono nei torrenti e si rotolano nelle pozze di fango per contrastare lo stress termico. Questi comportamenti, sebbene necessari, segnalano un adattamento estremo a condizioni climatiche inaspettate.
