La battaglia del grano in Ucraina: il raccolto esiste, ma non riesce a partire
L’Ucraina produce milioni di tonnellate di cereali, ma le esportazioni sono bloccate a causa di attacchi e difficoltà di navigazione.

La guerra in Ucraina ha reso la produzione di cereali un’altra fronte di conflitto. Il Paese continua a produrre milioni di tonnellate di grano e altri cereali, ma il problema non è la raccolta, ma la capacità di farli partire. A partire da settembre 2026, il raccolto è in corso, ma le esportazioni sono bloccate a causa degli attacchi ai porti e delle difficoltà di navigazione. L’Ucraina, uno dei principali produttori mondiali di cereali, si trova in una situazione complessa: il grano è disponibile, ma non riesce a raggiungere i mercati internazionali. La battaglia non si gioca solo sul campo, ma anche sulle rotte commerciali e sulle infrastrutture che permettono l’esportazione.
La produzione non si ferma, ma il traffico si blocca
La produzione agricola ucraina non ha subito interruzioni, anzi, il raccolto di grano ha superato i 23 milioni di tonnellate a luglio, un volume superiore a quanto il Paese consuma. Per l’agricoltura ucraina, esportare non è un’opzione, ma una necessità. La via principale per raggiungere i mercati esteri è il Mar Nero, attraverso i porti di Odessa, Chornomorsk e Pivdennyi. Tuttavia, gli attacchi russi hanno ridotto la capacità di esportazione. A luglio, i volumi di esportazione erano ancora superiori a quelli dello stesso periodo dell’anno precedente, ma ad agosto il quadro si è rovesciato. Nelle prime tre settimane del mese, l’Ucraina ha esportato circa 539mila tonnellate di cereali, contro 1,73 milioni nello stesso periodo dello scorso anno.
Il rallentamento delle esportazioni ha aumentato la pressione sul sistema di stoccaggio. Secondo fonti della filiera agroalimentare ucraina, il rischio è che, con l’avvicinarsi della nuova raccolta, si apra un deficit di capacità di stoccaggio compreso tra 8 e 11 milioni di tonnellate. Il problema non riguarda solo lo spazio disponibile, ma anche i costi e i prezzi. Se il grano non riesce a uscire dal Paese, si accumula sul mercato interno, riducendo i margini per gli agricoltori. La guerra ha ridotto la capacità di stoccaggio, con alcuni impianti distrutti o danneggiati, e la situazione si complica con l’arrivo del mais.
Rotte alternative e costi crescenti
Per superare il blocco dei porti, l’Ucraina sta cercando alternative. Una delle vie principali è il Danubio, attraverso i porti di Reni e Izmail. Tuttavia, anche questa rotta ha limiti. Alla fine di agosto, circa 80 navi risultavano in attesa lungo la rotta del canale di Sulina per raggiungere i porti ucraini sul Danubio. Gli allarmi aerei, i controlli e la scarsità di piloti rallentano il traffico. Ogni giorno in attesa ha un costo, e il viaggio del grano diventa più lungo: dal campo all’elevatore, poi sul treno, verso il Danubio o attraverso la Moldavia e la Romania. Il costo cresce, e con esso la complessità del trasporto.
La battaglia del grano non si ferma al confine ucraino. La Russia, un altro grande esportatore di cereali, sta aumentando il ricorso agli scali del Baltico per ridurre la dipendenza dai porti meridionali. Il confronto tra i due Paesi si intreccia con il commercio internazionale, e le conseguenze si estendono al resto del mondo. Russia e Ucraina sono protagonisti del mercato cerealicolo globale, e ogni rallentamento delle loro esportazioni può influire sulle rotte commerciali e sui Paesi che dipendono da queste forniture.
