Afghanistan: cinque anni di repressione. L’Europa avvia la normalizzazione dei Talebani
L’Europa inizia a normalizzare i Talebani nonostante la repressione delle donne e delle minoranze. Il relatore ONU denuncia una tendenza verso l’accettazione del regime.

L’Afghanistan, cinque anni dopo il ritorno al potere dei Talebani, vive una situazione di crescente normalizzazione da parte dell’Europa, nonostante la repressione sistematica delle donne e delle minoranze. Il relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani, Richard Bennett, denuncia una tendenza a stringere accordi con il regime e a espellere gli afghani, come ha fatto la Germania, che ha già deportato almeno 200 migranti. La situazione, purtroppo, è accompagnata da politiche discriminatorie e repressione, che colpiscono soprattutto le donne e le ragazze, ma anche le minoranze religiose ed etniche.
La repressione e le politiche dei Talebani
La normalizzazione, secondo Bennett, si accompagna a un aumento del controllo e della repressione, che si sono intensificati nel tempo. Le politiche dei Talebani, come la chiusura delle scuole per le ragazze, le restrizioni imposte alle ONG e all’ONU, e l’introduzione di leggi come quella per la Virtù e contro il Vizio, hanno creato una morsa che limita la libertà di movimento e la partecipazione politica delle donne. Shaharzad Akbar, direttrice dell’associazione Rawadari, conferma che le donne e le ragazze sono sistematicamente private dell’accesso all’istruzione, al lavoro e alla libertà di movimento.
La repressione è diventata una pratica istituzionalizzata, con conseguenze devastanti per le donne e le ragazze. Le politiche dei Talebani, che si sono intensificate nel tempo, hanno portato a un controllo totale sulla popolazione, con un aumento delle restrizioni e della violenza. La situazione è diventata così grave che le donne cercano di organizzarsi in modo clandestino, usando come copertura le feste di matrimonio o le riunioni di famiglia.
Resistenza e tentativi di sopravvivenza
Nonostante la repressione, le donne continuano a istruirsi e a educare le figlie, anche se l’istruzione è negata alle bambine sopra gli 11 anni. Scrivono e inviano messaggi alle organizzazioni della diaspora, e cercano di usare i social media per far arrivare i loro messaggi all’esterno. Tuttavia, la situazione rimane devastante, soprattutto per le adolescenti, che soffrono di ricadute psicologiche. I Talebani, attraverso le madrase, cercano di normalizzare questa situazione, insegnando alle ragazze che il loro compito principale è l’obbedienza ai membri maschi della famiglia. La preoccupazione di Akbar è che, con il tempo, queste violazioni diventeranno accettate come norma. Il monopolio della violenza e dell’educazione è l’impianto della governance degli studenti coranici, che mira a un lungo dominio. Per Bennett, l’oppressione di donne e ragazze è sistematica, intenzionale e istituzionalizzata. Non c’è alcun segreto, è autoincriminante.
La comunità internazionale, priva di una strategia coerente, facilita il processo di normalizzazione. Mentre i Paesi della regione, come la Russia, la Cina e l’Iran, mostrano un certo pragmatismo, l’Europa, attraverso l’incontro di Bruxelles, ha iniziato a legittimare i Talebani. L’incontro, presentato come tecnico, ha un forte significato politico, spingendo i Paesi europei verso la violazione del principio di non respingimento. Antonio Giustozzi, studioso dei Talebani, sottolinea che l’Amir non ha messo il veto sul viaggio in Europa della delegazione, e che per passare alla “fase 2” gli europei si aspettano un segnale dei Talebani.
Un segnale che potrebbe essere la riapertura delle scuole superiori, anche se modesto. Per Bennett, questa concessione potrebbe essere accolta come una grande opportunità per avviare un dialogo formale con l’Emirato islamico. La situazione, però, resta drammatica e le donne continuano a vivere in una condizione di oppressione e limitazione. La normalizzazione, se si continua, potrebbe portare a una società in cui le violazioni dei diritti umani saranno considerate normale e accettata.
