Inter e designazioni arbitri, l’inchiesta di Milano rivela “fischietti porta sfortuna
L’inchiesta della Procura di Milano sugli arbitri svela come l’Inter avrebbe chiesto di escludere designatori ritenuti “porta sfortuna”. Archiviazione per il club, ora tocca alla giustizia sportiva.

La Procura di Milano ha concluso l’inchiesta sulle designazioni arbitrali con nuovi dettagli che emergono dalle intercettazioni svolte insieme alla Guardia di Finanza. Secondo quanto riferisce l’Agi, dalla documentazione emerge che l’Inter avrebbe richiesto di non designare arbitri considerati “porta sfortuna”, chiedendo esplicitamente l’intervento del designatore Gianluca Rocchi per orientare le scelte. L’archiviazione del procedimento nei confronti del club nerazzurro è stata disposta, ma il fascicolo è ora trasmesso alla procura federale per le valutazioni sulla giustizia sportiva.
Le “interferenze” sulle designazioni arbitrali
La Procura milanese, secondo quanto comunica il procuratore Marcello Viola come riferisce Adnkronos, ha ravvisato specifiche “interferenze” nelle designazioni ma non ha potuto provare l’esistenza di un “sistema strutturato volto a interferire sulle nomine”. Una distinzione cruciale che esclude l’ipotesi di una manipolazione organizzata e sistematica delle gare. Questo elemento rappresenta un limite importante nella ricostruzione della fattispecie, poiché per una contestazione di frode sportiva è necessario dimostrare non semplici episodi isolati ma un vero meccanismo coordinato.
Tra i casi specifici esaminati spicca quello di Torino-Inter del 26 aprile. Nella partita in questione la Procura ipotizza che la designazione dell’arbitro Maurizio Mariani sia avvenuta “solo dopo il previo consenso” dell’Inter. Questo passaggio, emerso dalle intercettazioni, rappresenta il capitolo più delicato dell’inchiesta perché fa emergere come il club avrebbe avuto voce diretta nelle scelte relative ai direttori di gara per partite di rilevanza calcistica.
Il ruolo di Rocchi e il capitolo Monza
L’ex designatore Rocchi è orientato verso l’archiviazione secondo quanto trapela dalle indiscrezioni. La sua posizione è stata al centro delle indagini poiché dalle intercettazioni risulterebbe che l’Inter avrebbe comunicato con lui le preferenze sui “fischietti” da evitare. Rocchi tuttavia non avrebbe agito in assenza di limiti, e le prove intercettate non mostrano una sistematica collaborazione pianificata con il club.
L’inchiesta si allarga inoltre al capitolo delle cosiddette “bussate” alla sala Var di Lissone a Monza, evidenziato come possibile caso di interferenza nelle dinamiche decisionali durante le partite monitorate. Questo elemento aggiunge un ulteriore profilo investigativo che però rimane ancora da chiarire nella sua interezza sul piano fattuale.

Particolarmente significativo è ciò che non emerge dalle intercettazioni: secondo quanto riferisce Adnkronos, non esistono registrazioni dirette di conversazioni tra Rocchi e Gabriele Gravina, ex presidente della Figc. Il ruolo di Gravina, non indagato, emergerebbe soltanto da riferimenti indiretti agli atti dell’inchiesta, un elemento che di per sé non consente di ipotizzare una sua partecipazione consapevole ai fatti investigati.
La decisione della Procura milanese di trasmettere il fascicolo alla procura federale rappresenta il passaggio successivo nel procedimento. La giustizia sportiva dovrà ora valutare autonomamente se sussistono violazioni del codice della giustizia sportiva sulla base della documentazione acquisita. Le regole federali infatti prevedono standard diversi rispetto al diritto penale ordinario, con possibilità di contestazioni anche in assenza della strutturalità del comportamento illecito.
L’archiviazione dell’Inter non implica l’assenza di responsabilità dal punto di vista disciplinare federale, ma piuttosto esclude che il club abbia commesso reati penali provabili con gli standard della giustizia ordinaria. La procura federale dispone ora di tutti gli elementi per procedere in autonomia, sulla base delle sue competenze e delle sue regole procedurali specifiche.
