Aldo Franceschini, 86 anni, gestisce la salumeria a Venezia: «Con gli affitti di oggi avrei già chiuso»
Un salumiere di 86 anni racconta la sua storia di famiglia e i cambiamenti del commercio a Venezia.
Una vita legata al bancone
Aldo Franceschini, 86 anni, continua a gestire la sua salumeria a Santa Croce, a Venezia, nonostante l’età avanzata. «Per fortuna ci sono i turisti e il negozio è mio. In affitto avrei già chiuso», dice con una voce ferma ma piena di esperienza. L’attività, che si trova in Calle Longa 2126/A, è rimasta nella stessa zona per anni, anche se il suo percorso è stato segnato da spostamenti e cambiamenti nel tessuto commerciale della città. Il negozio è conservato come un simbolo di una tradizione che risale a oltre un secolo. La licenza del 1919 è ancora conservata nel negozio, testimonianza di una storia familiare che ha seguito la famiglia attraverso diversi spostamenti. «Mi sono spostato di tre negozi, dal civico 2137 al 2134 e infine al 2126», racconta Aldo, che ha visto evolversi il commercio locale nel tempo.
Un lavoro di famiglia e di passione
Aldo ha iniziato da ragazzino come garzone, senza stipendio ma con il sostentamento garantito. «Prendevo cento lire alla settimana scarse e per il resto era: te li darò», racconta. Il rapporto con gli ispettori era semplice: «La prima volta lo zio disse che il ragazzo era appena arrivato e al controllo successivo la risposta fu la stessa. Non avevo mai preso soldi ma mi ha messo tutte le marchette», spiega, riferendosi ai contributi. Il passaggio dell’attività arrivò quando lo zio lasciò il negozio per andare a lavorare al supermercato Pam di Mestre. «Mi ha detto pagami la roba e ti lascio la licenza. L’attività è rimasta nella stessa zona».
La svolta del negozio attuale è arrivata grazie all’acquisto del fondo, permettendo la continuità dell’attività. «Con gli affitti di oggi – osserva – avrei già chiuso». Nel frattempo, il tessuto commerciale della zona ha subito un cambiamento radicale. «Qua era pieno di negozi di vicinato», ricorda Aldo, che oggi indica i locali chiusi, uno dopo l’altro. «Una volta – sottolinea – non rimanevano chiusi i negozi così. Si trovava qualcuno che subentrava».
La grande distribuzione ha portato nuovi competitori. «Ogni volta era un problema, aprivano quelli del formaggio a Rialto e già si aveva paura di perdere i clienti. Dopo aprivano di qua, aprivano di là». La crisi ha anche ridotto la rete dei fornitori. «C’erano i piccoli depositi fuori Mestre che ti vendevano la mezza scatola di quello o di quell’altro», spiega Aldo. «Potevi avere dieci, venti tipi di vino e ti davano anche sei bottiglie. Oggi molti di quei depositi hanno chiuso e sono diminuiti anche i rappresentanti. Adesso è sempre peggio».
La clientela, in parte, è oggi costituita dai turisti. «Per fortuna si lavora con i turisti – commenta – adesso qualcuno guarda sul telefono quando è qua in campo e magari gira verso di qua». Aldo guarda le serrande abbassate intorno alla bottega e non nasconde la preoccupazione. «Oggi qua non vedo l’avvenire, di sicuro conclude mi dispiace». La licenza del 1919 è ancora conservata nel negozio e, dopo oltre un secolo di storia familiare, la serranda continua ad alzarsi. «Non so per quanto confida ma spero il più possibile».
