L’ex socio di Lavitola accusa un ex poliziotto di sabotaggio e minacce in Zimbabwe
L’ex socio di Lavitola in Zimbabwe accusa un ex poliziotto di sabotaggio e minacce, sostenendo che volesse far esplodere la sua auto.
L’ex socio di Valter Lavitola, in carcere per la bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci, ha accusato un ex poliziotto di aver organizzato un sabotaggio della sua auto in Zimbabwe, con l’intento di farla esplodere. L’accusa arriva da Benjamin Chimutengo, già partner d’affari di Lavitola nel mercato del carbon credit, che ha rivelato di aver ricevuto messaggi in italiano tra l’ex faccendiere e il suo avvocato, Tariro Shoko, indicando un agente di polizia che chiedeva 30mila dollari per occuparsi di lui. L’imprenditore sostiene che l’operazione fosse orchestrata da Lavitola, che avrebbe pagato l’avvocato per contattare un poliziotto corrotto.
sabotaggio e minacce
Secondo Chimutengo, la sua auto è stata sabotata il 13 gennaio 2026, con una modifica tra il tubo di scarico e il serbatoio del carburante. L’imprenditore ha spiegato che, se un motore diesel si scalda abbastanza, può far scattare una scintilla nel serbatoio e farlo esplodere. Il giardiniere ha notato la modifica, ma all’epoca non c’era una pista. L’accusa arriva in un contesto di tensioni tra Lavitola e Chimutengo, che ha riferito di minacce da parte dell’ex socio, con riferimenti a Gomes, un nome che appare nei messaggi tra Lavitola e l’avvocato. Chimutengo ha sottolineato che chi avrebbe avuto bisogno di 30mila dollari per risolvere una situazione con lui? L’imprenditore ha espresso preoccupazione per il ruolo dell’ex poliziotto, sostenendo che lo Stato dovrebbe chiedere al poliziotto: “Perché volevi 30mila dollari? E cosa volevi dire quando dicevi che dovevi occuparti di Benjamin Chimutengo?”
messaggi e indagini
Chimutengo ha condiviso alcuni messaggi scritti in italiano, che rivelano conversazioni tra Valter Lavitola e l’avvocato Tariro Shoko. Tra i contenuti, c’è un riferimento a un agente di polizia che chiedeva 30mila dollari per occuparsi di lui. L’imprenditore ha sottolineato che chi avrebbe avuto bisogno di tanta somma per risolvere una situazione con lui? L’accusa è diretta verso Lavitola, che avrebbe pagato un avvocato che lavorava con un poliziotto corrotto.
La questione è in mano alla polizia, che dovrà acquisire i tabulati telefonici, le transazioni e le dichiarazioni dell’avvocata. L’imprenditore ha dichiarato di prendere la cosa molto seriamente e di portarla fino all’ultimo tribunale del Paese. La situazione rimane in fase di indagine, con l’ausilio delle autorità locali per chiarire i fatti. Chimutengo ha anche riferito che Lavitola aveva detto all’avvocato: “Verifica che l’ufficiale di polizia possa effettivamente fare il lavoro”. L’imprenditore ha espresso preoccupazione per il coinvolgimento di un poliziotto corrotto e ha sottolineato l’importanza di chiarire i fatti attraverso le autorità competenti. La situazione rimane in fase di indagine, con l’ausilio delle autorità locali per chiarire i fatti.
