Paola Cesaroni racconta i misteri di via Poma, dal sangue sparito all’uomo con gli occhiali

Paola Cesaroni, sorella di Simonetta, parla dei misteri del delitto di via Poma e della nuova indagine su 70 persone.

Paola Cesaroni, sorella di Simonetta, parla dei misteri del delitto di via Poma e della nuova indagine
Paola Cesaroni, sorella di Simonetta, parla dei misteri del delitto di via Poma e della nuova indagine

Un passato ancora oscuro

Paola Cesaroni, sorella di Simonetta Cesaroni, la ragazza uccisa nel 1990 in via Poma a Roma, torna a parlare dei misteri che ancora circondano il delitto. Dopo anni di silenzio, la donna ha rivelato dettagli inediti, tra cui il sangue sparito dietro la porta dell’ufficio e l’incontro con un uomo sconosciuto con gli occhiali che le fece una profezia. «Non abbiamo mai scoperto chi fosse», dice. La procura ha recentemente ripreso l’indagine e ha disposto nuovi test del Dna su altre sette persone, sperando in una svolta. Il sangue sparito e l’uomo con gli occhiali restano misteri irrisolti.

Un’indagine che non ha mai smesso di seguire

La sorella di Simonetta ha raccontato di come, dopo l’omicidio, il compagno di Paola, Antonello, avesse visto tre strisce di sangue dietro la porta dell’ufficio, che poi sparirono. «Per me c’è una sola spiegazione: quando entrammo in quell’ufficio c’era già qualcuno», ha detto. «L’assassino o qualcuno che doveva ripulire. Pensare che forse ci fosse qualcuno nascosto mentre trovavamo Simonetta ancora mi dà i brividi», ha aggiunto. La donna ha anche ricordato le telefonate anonime ricevute da Simonetta, tra cui una voce che le disse: «Tu mi conosci». «Misero il telefono sotto controllo. Niente», ha concluso.

Le telefonate anonime e i segni di sangue non sono mai stati chiariti. Paola Cesaroni ha anche parlato di un episodio avvenuto nel 1993, quando fu coinvolta in un tamponamento e poi inseguita e aggredita da tre uomini. «Li identificarono. Fu la polizia a ipotizzare un legame con l’omicidio. Non so se fosse vero. L’indagine poi non venne fatta», ha spiegato. La donna ha anche ricordato comportamenti strani di alcuni personaggi coinvolti, come Salvatore Volponi, il datore di lavoro, e Giuseppa De Luca, moglie del portiere. «È una rete di persone che hanno mentito, nascosto o non detto», ha concluso.

Un impegno che non si è mai spento

Paola Cesaroni ha espresso fiducia nel lavoro del procuratore Lo Voi e del pm Lia, che hanno disposto nuovi test del Dna su 70 persone. «Vedo un grande impegno», ha detto. La donna, che ha completato una laurea in Comunicazione e un master in Giornalismo, ha lavorato per diversi siti e redazioni, e ha avuto esperienze anche in tv e in radio. «Sono fiduciosa», ha concluso, sperando che le nuove indagini portino alla verità.

La procura ha ripreso l’indagine e ha disposto nuovi test del Dna su 70 persone. La sorella di Simonetta ha anche chiuso con una frase forte: «Oggi prenderei tutti di petto. De Luca, Volponi, Caracciolo, le persone degli Ostelli, quello sconosciuto. Li riprenderei uno per uno». La donna, che ha sempre creduto nella verità, spera che le nuove indagini portino alla luce i misteri che ancora circondano il delitto di via Poma.