Le scuole non adottano i metal detector. Critiche all’approccio securitario del governo
Le scuole italiane non adottano i metal detector, critiche all’approccio securitario del governo.

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Le scuole italiane non sembrano interessate a adottare i metal detector, nonostante l’approccio securitario del governo abbia portato all’emanazione di una circolare il 28 gennaio scorso. La misura, volta a contrastare l’utilizzo di armi nelle scuole, è stata richiesta da poche istituzioni, con dati che indicano un numero limitato di scuole coinvolte. Secondo i dati ottenuti da Domani, su oltre metà delle province italiane, le richieste di controlli con metal detector sono state pochissime, con cifre molto basse rispetto al totale delle scuole italiane.
Un approccio securitario in questione
La circolare, emanata congiuntamente dal ministero dell’Istruzione e del Merito e dal ministero dell’Interno, ha suscitato critiche da parte di sindacati, ricercatori e addetti ai lavori. Alcuni hanno considerato la misura come una norma frettolosa e simbolica, scritta sull’onda dell’emozione dopo la morte di Youssef Abanoub Safwat Roushdi Zaki, un ragazzo morto a seguito di una coltellata in classe. La misura è stata considerata come parte di un approccio del governo esclusivamente securitario sul tema della scuola. «Negli ultimi anni assistiamo troppo spesso alla tendenza a leggere questioni educative e sociali attraverso una lente esclusivamente securitaria», ha sottolineato Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC Cgil.
Le scuole che hanno richiesto i controlli con i metal detector sono state poche, con l’unica certezza di un istituto a La Spezia e alcune scuole a Napoli. «Se, come sembra, le richieste da parte delle scuole sono pochissime – commenta Fracassi – questo conferma che dirigenti scolastici, docenti e personale conoscono bene la natura dei problemi che attraversano le comunità scolastiche». La misura, inoltre, ha suscitato confusione tra le istituzioni locali su chi debba possederli, con un’incertezza su chi sia responsabile della gestione e dell’implementazione.
Le scuole non chiedono i controlli
Alcune scuole, come l’istituto Marie Curie di Ponticelli, hanno effettuato controlli con i metal detector in passato. «Le prime volte è stato trovato qualcosa, ultimamente invece no», dice Valeria Pirone, dirigente scolastica. «I ragazzi tornavano indietro alla vista della Polizia, quindi sono stati messi degli agenti di polizia in borghese lungo la strada in modo tale da intercettare chi facesse dietrofront». Per Pirone, i controlli sono necessari, ma devono essere affiancati da attività di sensibilizzazione e di supporto alle situazioni di fragilità.
La misura sui metal detector è stata fortemente criticata fin da subito dopo la sua introduzione. Alcuni hanno sollevato dubbi sulla sua reale efficacia, sottolineando che la violenza a scuola non è un trend, ma un problema che richiede soluzioni più profonde. La sicurezza si costruisce innanzitutto attraverso la qualità delle relazioni educative e il sostegno alle situazioni di fragilità. La circolare, inoltre, ha sottolineato che i controlli si fanno su richiesta dei dirigenti, ma alcuni hanno espresso l’idea che dovrebbero essere effettuati di default in tutte le scuole.
Nonostante l’emergenza legata alla morte di Zaki, la misura non ha trovato un ampio consenso tra le scuole. La Prefettura ha rifiutato di comunicare il numero preciso di istituti coinvolti, sostenendo che ciò avrebbe comportato un lavoro di ricerca e elaborazione dei dati eccessivo. In ogni caso, i dati disponibili indicano un utilizzo limitato della misura, con un impatto reale da valutare attraverso un sistema strutturato di monitoraggio.
