Diamanti CLIPPIR: la geologia rivela le loro origini profonde

I diamanti CLIPPIR, rari e di grandi dimensioni, provengono da profondità estreme del mantello terrestre, rivelati da nuove analisi chimiche.

Diamanti CLIPPIR, rari e di grandi dimensioni, originati da profondità estreme del mantello terrestre, trasportati in superficie da kimberliti
Diamanti CLIPPIR, rari e di grandi dimensioni, originati da profondità estreme del mantello terrestre, trasportati in superficie da kimberliti

Da dove vengono i diamanti più grandi del mondo? La geologia ha ora risposte chiare grazie a nuove analisi chimiche e geologiche. I diamanti CLIPPIR, una classe rara che rappresenta meno dell’1 per cento di tutti i diamanti mai trovati sulla Terra, si formano a oltre 400 chilometri di profondità, in una zona del mantello chiamata zona di transizione. Questi diamanti, tra cui il Cullinan, il Lesedi La Rona e il Motswedi, non solo brillano per la loro grandezza, ma raccontano una storia geologica complessa e affascinante.

Origine e formazione dei diamanti CLIPPIR

I diamanti CLIPPIR si formano in profondità, in una zona del mantello terrestre dove il carbonio si cristallizza in condizioni estreme. Questi diamanti, che possono raggiungere migliaia di carati, sono trasportati in superficie da rocce magmatiche chiamate kimberliti, che agiscono come veri e propri ascensori naturali. Durante la risalita, i magmi kimberlitici intercettano e “raccolgono” l’olivina presente nelle rocce del mantello, lasciando un’impronta chimica che aiuta a ricostruire la loro storia.

Un viaggio geologico lungo milioni di anni

La formazione dei diamanti CLIPPIR inizia con la crosta oceanica, trascinata in profondità durante la subduzione. Queste rocce, alterate da fluidi idrotermali, si trasformano in materiali ricchi di ferro e carbonio, che possono cristallizzare in diamanti. Tuttavia, queste rocce sono così dense da non poter risalire spontaneamente verso la superficie. Serviva una spinta potente, fornita dai pennacchi del mantello, colonne di roccia surriscaldata che risalgono e trascinano con sé anche materiali più densi.

Questi pennacchi del mantello potrebbero aver trasportato il materiale ricco di diamanti fino alla base della litosfera, dove è rimasto per centinaia di milioni di anni.

Solo molto tempo dopo, rari magmi formatisi nelle profondità della Terra hanno attraversato queste regioni ricche di diamanti, risalendo rapidamente verso la superficie e solidificandosi in rocce kimberlitiche, portando con sé i diamanti e i minerali a essi associati. I diamanti CLIPPIR non sono solo gemme rare e preziosissime: raccontano un lunghissimo viaggio geologico, dagli antichi fondali oceanici al mantello profondo, dalle radici dei continenti fino alla superficie, in rare ed esplosive eruzioni vulcaniche. Questi diamanti, pur essendo rari, sono tra i pochi strumenti a disposizione degli scienziati per capire come rocce e carbonio vengano riciclati nelle profondità del pianeta e come la Terra si sia rimodellata nel corso di ere geologiche. Le analisi sulla chimica dell’olivina hanno rivelato che le kimberliti che ospitano diamanti CLIPPIR sono collegate a un tipo particolare di materiale riciclato: un’antica crosta oceanica basaltica, alterata da fluidi idrotermali caldi circolanti sul fondale marino prima ancora di essere trascinata in profondità.

  • Il Cullinan, 3.106 carati, scoperto in Sudafrica
  • Il Lesedi La Rona, 1.111 carati, rinvenuto in Botswana
  • Il Motswedi, 2.492 carati, estratto a Karowe nel 2024

La scoperta di diamanti CLIPPIR nella kimberlite di Meya, nello stesso distretto di Kono, ha dimostrato che le fonti primarie di questi diamanti eccezionali esistono davvero in quell’area, ma restano in gran parte da individuare. Questi diamanti, spesso trovati nei sedimenti fluviali, devono necessariamente provenire da rocce madri primarie, come le kimberliti, ma in molti casi tali sorgenti restano tuttora sconosciute.