Appello per Turetta, la procura punta a riconoscere aggravanti del femminicidio Cecchettin

La procura di Venezia conferma l’appello per Filippo Turetta, condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin.

Appello per Turetta, la procura punta a riconoscere aggravanti del femminicidio Cecchettin
Appello per Turetta, la procura punta a riconoscere aggravanti del femminicidio Cecchettin

Il 24enne Filippo Turetta, condannato all’ergastolo per aver ucciso Giulia Cecchettin, ha rinunciato all’appello scrivendo una lettera alla Corte d’Assise in cui ha espresso il suo pentimento e accettato la pena massima. Nonostante ciò, la Procura generale di Venezia ha deciso di proseguire il processo d’appello, puntando a ottenere il riconoscimento delle aggravanti della crudeltà e dello stalking, escluse in primo grado. L’evento si terrà il 14 novembre davanti alla Corte d’Assise d’appello a Mestre.

La lettera di Turetta e il suo pentimento

Nei giorni scorsi, Turetta ha inviato una lettera alle autorità giudiziarie in cui ha espresso il suo senso di colpa e ha dichiarato di accettare l’ergastolo senza chiedere attenuanti. “In questo momento ho maturato la convinzione e sento il bisogno, spinto dai forti sensi di colpa che provo, di assumermi la piena responsabilità per quello che ho fatto, di cui mi pento ogni giorno” ha scritto. La lettera ha segnato la rinuncia ai motivi d’appello, ma non ha fermato la Procura generale, che intende comunque cercare il riconoscimento delle aggravanti.

Le aggravanti e il loro valore simbolico

La Procura generale, guidata dal procuratore Federico Prato e dal sostituto Pasquale Mazzei, punta a ottenere il riconoscimento delle aggravanti della crudeltà e dello stalking, che la Corte d’Assise di Venezia aveva escluso in primo grado. L’eventuale riconoscimento avrebbe un valore simbolico, come sottolineato dai legali della famiglia Cecchettin, costituitisi parte civile. La pena, tuttavia, non cambierà: l’ergastolo è la pena massima prevista dall’ordinamento.

Il processo d’appello si terrà il 14 novembre a Mestre, davanti alla Corte d’Assise d’appello presieduta da Michele Medici. La difesa di Turetta sarà rappresentata dal professor Giovanni Caruso e dall’avvocata Monica Cornaviera. Presenti anche i legali dei familiari di Giulia Cecchettin, Stefano Tigani, Nicodemo Gentile e Piero Coluccio.

La Procura punta a riconoscere aggravanti non considerate in primo grado. La decisione di proseguire l’appello nonostante la rinuncia di Turetta riflette l’importanza attribuita al riconoscimento di fattori aggravanti, come la crudeltà e lo stalking, che potrebbero influire sul simbolismo del processo.

La famiglia Cecchettin ha sottolineato l’importanza simbolica del riconoscimento. I legali della famiglia hanno espresso la loro attenzione al valore simbolico che potrebbe derivare dall’eventuale riconoscimento delle aggravanti, pur senza modificare la pena effettiva.

Giulia Cecchettin, studentessa di ingegneria biomedica di Vigonovo, è stata uccisa dal suo ex fidanzato con 75 coltellate nella notte tra l’11 e il 12 novembre 2023. Poco più di un anno dopo, il 3 dicembre 2024, la Corte d’Assise di Venezia ha condannato Turetta all’ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal rapporto affettivo con la vittima, nonché per sequestro di persona e occultamento di cadavere.