Netanyahu e la spirale di violenza in Cisgiordania

Tensioni crescenti in Cisgiordania: violenze eccessive dei coloni israeliani mettono a rischio la stabilità.

Palestinesi vittime di attacchi in Cisgiordania, tensioni crescenti tra coloni e autorità israeliane
Palestinesi vittime di attacchi in Cisgiordania, tensioni crescenti tra coloni e autorità israeliane

La situazione in Cisgiordania si sta aggravando in modo preoccupante, con un aumento esponenziale degli attacchi dei coloni ebrei contro i palestinesi. Dall’inizio della guerra di Gaza, più di 1100 palestinesi sono rimasti feriti a causa di aggressioni da parte dei coloni, mentre 82 persone, tra cui 19 minori, sono state uccise o ferite da coloni o forze di sicurezza israeliane. La violenza, che si è intensificata negli ultimi mesi, ha spinto l’esercito israeliano a mettere in guardia il governo di Benjamin Netanyahu, preoccupato per il rischio di una risposta armata da parte dei palestinesi, che potrebbe mettere in pericolo la sicurezza del Paese.

Impunità e spirale di violenza

Secondo un rapporto dell’ong israeliana Yesh Din, il 94 per cento delle indagini su crimini commessi dai coloni contro i palestinesi si è concluso senza alcun rinvio a giudizio. Solo il 3 per cento ha visto una condanna. Questo livello di impunità alimenta una spirale di violenza che, come sottolinea l’attivista israeliano Dror Etkes, potrebbe scatenare una reazione palestinese. La situazione è così esplosiva che ci si dovrebbe sorprendere ogni giorno del fatto che non vi siano rappresaglie. La violenza non si limita a episodi isolati: nel corso dell’anno, sono stati registrati attacchi a comunità palestinesi, distruzione di proprietà, furto di mezzi di sostentamento e picchiatori di anziani. Tra questi, un episodio drammatico ha visto la demolizione di un intero villaggio, ad al-Taban, a Masafer Yatta, dieci giorni fa. «Siamo in una situazione in cui molti eventi possono scatenare una reazione palestinese», ha spiegato Etkes, sottolineando come la tensione sia ormai al punto di esplosione.

Il ruolo del governo israeliano

Il governo israeliano, guidato da Netanyahu, ha un ruolo centrale nella escalation della violenza. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir, entrambi coloni, sostengono apertamente il diritto di Israele ad annettere la Cisgiordania, considerata per diritto divino appartenere al popolo ebraico. Smotrich è inoltre lo sponsor principale di un’iniziativa che potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione dei palestinesi: la costruzione di migliaia di abitazioni nel corridoio E1, che collegherebbe Gerusalemme alla colonia di Ma’ale Adumim. Questo progetto dividerà i Territori occupati e isolerà Gerusalemme est dalla Cisgiordania.

Netanyahu, da parte sua, ha definito le aggressioni dei coloni come atti di pochi facinorosi, una posizione che ha suscitato critiche anche da parte di osservatori internazionali. La sua retorica non ha fatto altro che alimentare la tensione, mentre il sistema giudiziario non ha fornito alcun sollievo ai palestinesi vittime di violenze. La maggioranza degli ebrei israeliani che sostengono quello che sta succedendo o sono stati sottoposti a un completo lavaggio del cervello.

La campagna elettorale in corso per il voto di ottobre ha visto la tensione in Cisgiordania relegata a una questione secondaria rispetto alla guerra contro l’Iran. Tuttavia, come ha sottolineato Michael Milshtein, direttore del forum di studi palestinesi dell’università di Tel Aviv, «la causa della conflagrazione in Cisgiordania è da ricercarsi nell’atteggiamento israeliano». Il trauma del 7 ottobre 2023, che ha visto la strage di civili palestinesi, continua a condizionare l’atteggiamento della maggior parte degli israeliani, che considera i palestinesi come un pericolo da gestire.

La situazione in Cisgiordania è diventata così esplosiva che molti osservatori, anche israeliani, la definiscono di vero e proprio terrorismo. La violenza, alimentata da politiche di occupazione e da un sistema giudiziario impotente, mette a rischio la stabilità del Paese e potrebbe portare a conseguenze drammatiche. Il cambiamento, come ha sottolineato Amira Hass, deve venire dall’esterno, con misure che facciano sì che il governo israeliano smetta di portare avanti i propri crimini e piani. La Cisgiordania, in questo contesto, rappresenta una delle zone più critiche del conflitto, con un futuro incerto e una situazione che potrebbe esplodere in qualsiasi momento.