Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago. La sorella racconta la sua lotta e le speranze per un futuro giusto

Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago. La sorella racconta la sua lotta e le speranze per un futuro giusto

Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago. La sorella racconta la sua lotta e le speranze per un futuro giusto
Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago. La sorella racconta la sua lotta e…

Giulia Tramontano, 3 anni dopo il femminicidio a Senago, vive un dolore che non si è mai spento. La sorella, Chiara Tramontano, ha scelto di non tacere e di ricordare la sorella morta con un libro intitolato Non smetterò mai di cercarti, per lasciare una testimonianza alla nipotina che porta il suo nome. Chiara, 29 anni, parla con gli avvocati e valuta i soldi rimasti con i genitori, ma vorrebbe che tutto si fermasse. «Vorrei riuscire ad accettare la morte di mia sorella, farmene una ragione e riprendere in mano la mia vita», dice.

Un libro per non dimenticare

Il libro di Chiara è nato da un desiderio di non lasciare che Giulia venisse dimenticata. «Avevo paura che mia sorella venisse dimenticata», racconta. «E avevo paura di poter dimenticare io stessa quello che ho vissuto. La mia memoria ha cambiato i dettagli, forse per proteggermi. Se quello che ricordi lo scrivi nero su bianco, non può cambiare». La scrittura è diventata un modo per conservare la verità e non permettere che i ricordi si sfumassero. Tuttavia, il libro non ha portato la pace che sperava: i sensi di colpa non sono andati via.

La giustizia e la pena

Chiara è diretta quando parla del processo e della pena per l’imputato, Impagnatiello. «Teme che alla fine del percorso giudiziario Impagnatiello non sconti l’ergastolo», dice. «Un assassino non può uscire di galera dopo 20 anni, è un tempo brevissimo. Tra 20 anni mia sorella avrebbe avuto 50 anni, sarebbe stata ancora giovane. Lui a 50 anni potrebbe rifarsi una vita. Mentre noi, una vita non ce la rifaremo mai». Per i genitori, sarebbe come uccidere Giulia due volte.

Chiara vive in Olanda, dove ha trovato una possibilità di distanza, ma non di dimenticare. «Non è fuggita, si è data una possibilità», spiega. Da lì osserva come l’Italia racconta i casi di cronaca. «Molte volte vengono fatti dei titoli o scritte delle frasi che fanno malissimo a noi che stiamo vivendo questa cosa». La sua speranza più grande è semplice: «Vorrei riuscire ad accettare la morte di mia sorella, farmene una ragione e riprendere in mano la mia vita».

Il caso di Giulia Tramontano ha cambiato il modo in cui Chiara guarda il mondo. «Non associo più la violenza all’uomo grosso che alza la voce. Adesso ho più paura. A volte penso che se fossi aggredita da un uomo potrei diventare una vittima di femminicidio. Prima pensavo non potesse mai capitarmi. Questa cosa mi tormenta». La sua voce è un richiamo a non permettere che il dolore si trasformi in silenzio, ma in una lotta continua per la giustizia e la memoria.

La sua lotta non è solo per Giulia, ma per un futuro in cui la violenza non abbia più spazio. Chiara vive con il dubbio di aver tralasciato segnali che potevano cambiare il corso degli eventi. «Vivo sempre con il dubbio di aver tralasciato dei segnali che magari erano campanelli di allarme, penso che forse avrei potuto cambiare il corso degli eventi». Tuttavia, sente di aver dato un contributo: «Temevo che, agli occhi di chi non l’ha conosciuta, mia sorella sarebbe rimasta la donna che non aveva aperto gli occhi, che non aveva avuto coraggio, una vittima del suo stesso destino».

La sua speranza è semplice, ma pesa quanto tutto il resto. «Vorrei riuscire ad accettare la morte di mia sorella, farmene una ragione e riprendere in mano la mia vita». Chiara, pur vivendo in Olanda, non ha mai smesso di lottare. Il dolore non si è spento, ma neanche si è fermato. La sua voce è un richiamo a non permettere che il dolore si trasformi in silenzio, ma in una lotta continua per la giustizia e la memoria.