Il caro benzina e la crisi sociale spaventano Meloni

Il caro benzina e la crisi sociale mettono in tensione il governo Meloni, con dati macroeconomici preoccupanti e vertenze industriali in aumento.

Un gruppo di cittadini si riunisce davanti a una pompa di benzina, con espressioni preoccupate, mentre un cartello indica l'aumento dei prezzi
Un gruppo di cittadini si riunisce davanti a una pompa di benzina, con espressioni preoccupate, mentre un cartello indica l’aumento dei prezzi

Il caro benzina, la crisi sociale e la precarietà del lavoro spaventano il governo Meloni, che osserva con apprensione i dati macroeconomici. Mentre il Pil si avvicina all’1 per cento di crescita e l’occupazione raggiunge il 63,1 per cento, i timori sulla crescita – comunque fiacca – sono alti. I cittadini, impoveriti dal carovita, e le aziende, costrette a licenziare o addirittura a chiudere, segnano un binario doppio di crisi. La situazione si fa sempre più preoccupante, con un aumento a cascata sui beni di prima necessità e un’energia fuori controllo che diventa il principale fattore di tensione.

Un governo in bilico tra misure e reali soluzioni

Il governo ha varato in fretta e furia un decreto per spingere le trivellazioni per l’estrazione di idrocarburi, con l’obiettivo di aumentare la produzione di energia “fatta in casa”. L’idea è di creare commissari ad hoc contro i presidenti di regione renitenti alle trivelle, ma il rischio è di avviare una solita iniziativa a favore della telecamera. Le riserve italiane sono scarse, costose, e capaci di coprire il fabbisogno solo per pochissimo tempo, ha ricordato l’eurodeputata del Pd, Annalisa Corrado.

Nonostante l’impegno per il nucleare, i prossimi anni non porteranno alcun miglioramento in materia di approvvigionamento. La destra preferisce il fossile alle rinnovabili, ma la realtà non è quella di un governo longevo e in piena salute. Palazzo Chigi sta guardando al presente per limitare l’impatto del caro-benzina. Serve qualcosa da rivendere subito sul mercato del consenso. La presidente del Consiglio ha ammesso: «Stiamo lavorando su un provvedimento che vorremmo più targetizzato verso i consumatori che hanno maggiormente bisogno. Vorremmo anche un provvedimento facile, immediato per i cittadini».

La platea dei beneficiari resta un problema

Il nodo resta la platea dei beneficiari. La Lega vorrebbe tutelare le partite Iva che per loro natura hanno bisogno di spostarsi con mezzi privati. Forza Italia punta a inserire nell’elenco i pensionati, che rischiano di essere maggiormente colpiti dagli aumenti alla pompa di benzina. Resta, insomma, da individuare la declinazione dell’idea meloniana di uno sconto selettivo. Dal governo emerge una sola certezza: la prossima settimana non ci sarà il rinnovo della misura così come è stata approvata, ossia con il taglio generalizzato ai prezzi del gasolio. Gli interventi per contenere i rincari, d’altra parte, servono a poco. Più che i decreti servirebbe la pace, è il concetto che Giorgetti ha ripetuto ai colleghi in varie circostanze. Meloni paga il “peccato originale”, quell’antica amicizia con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, causa di molti mali in materia di carovita. Nonostante il persistente conflitto in Ucraina, il governo aveva trovato un punto di equilibrio, spezzato con l’attacco degli USA all’Iran. Meno Ucraina e più caro benzina.

La premier pensa solo alle elezioni. La sofferenza produttiva si fa sentire, con un aumento del lavoro intermittente, quella a chiamata. Nel secondo trimestre del 2026, questo dato è cresciuto dell’1,3 per cento rispetto ai primi mesi dell’anno e addirittura del 6,7 per cento in confronto allo stesso periodo del 2025. Da qui il passo verso le crisi industriali. La vicenda ex Ilva si trascina ancora, ma le vertenze hanno un peso mediatico importante. L’ultimo caso è quello di Electrolux, che ha confermato i 1.450 esuberi.

«Quando si sceglie di non avere una politica industriale, questi sono i risultati. Urso appare immobile, senza idee come un frigo vuoto», ha commentato il deputato di Alleanza verdi sinistra, Marco Grimaldi. Ex-Ilva in altomare e inflazione alle stelle: i fallimenti di Urso non finiscono mai. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha rivendicato negli anni la diminuzione del numero di tavoli di crisi. Ma restano vertenze molto scottanti. Così Meloni ha preparato la sua contro-strategia. Nelle ore in cui è esplosa la vicenda Electrolux, la premier ha visitato le aziende modello di manifattura: la Sambonet Paderno Industrie e Herno, in provincia di Novara. Una tacca propagandistica da aggiungere al presidio del tessuto produttivo.