La Sicilia si desertifica, piantare alberi è un imperativo per il futuro

La Sicilia si desertifica: piantare alberi è un imperativo per contrastare il cambiamento climatico.

Alberi scarnificati e boschi in pericolo a causa del caldo e della siccità in Sicilia
Alberi scarnificati e boschi in pericolo a causa del caldo e della siccità in Sicilia

La Sicilia si desertifica, e piantare alberi è diventato un imperativo per il futuro del territorio. Il tema è al centro di dibattiti e analisi scientifiche, con esperti che mettono in luce i rischi connessi al cambiamento climatico e la necessità di intervenire con strategie adeguate. La popolazione di alberi a Palermo, ad esempio, è di 31.000, con un rapporto di 20,1 per abitante, un dato che sottolinea la scarsità di verde in una città con 625.000 persone. La situazione, però, non è solo un problema di quantità, ma anche di qualità: molti alberi non sopravvivono a causa di condizioni climatiche estreme e di una gestione non ottimale.

Il ruolo degli alberi nel cambiamento climatico

Gli alberi stanno pagando il prezzo del cambiamento climatico, con esempi tangibili come la betulla dell’Etna attaccata da un fungo virulento, reso più aggressivo dalle temperature in aumento. Se piove di più ma poi fa caldo per molti più mesi, l’albero è destinato a soccombere, spiega Tommaso La Mantia, docente di Scienze forestali all’Università di Palermo. La desertificazione, non una tropicalizzazione, è il fenomeno che sta interessando la Sicilia, con proiezioni che indicano un aumento del caldo e una riduzione delle precipitazioni. “Non diventeremo come i Caraibi, ma come Dakar o Riad”, afferma La Mantia, sottolineando l’urgenza di agire.

Strategie per il futuro: piantare alberi e utilizzare il legno

La soluzione, secondo gli esperti, passa per l’azione concreta: piantare alberi e gestire quelli esistenti in modo sostenibile. Utilizzare il legno dovrebbe essere un imperativo, come quello di piantare alberi, spiega La Mantia, sottolineando che il legno rappresenta anidride carbonica immobilizzata. L’idea è di rendere obbligatorio l’uso del legno, come si sta provando per i formaggi Dop siciliani e per il castagno sull’Etna. Inoltre, si sta valutando l’uso di piante non autoctone ma selezionate per adattarsi alle condizioni climatiche attuali. Il fico d’india, ad esempio, potrebbe svolgere un ruolo chiave nell’agevolare la crescita delle querce.

La sfida, però, non è solo tecnica, ma anche culturale. “Oggi si parla molto del fatto di dover piantare milioni di alberi nelle nostre città, ma io mi chiedo sempre che sarebbe interessante anche capire che alberi sono e soprattutto che qualità di vita diamo noi a questi alberi”, afferma Tiziano Fratus, autore di libri dedicati agli alberi. Il 50% degli alberi piantati in città muore nel primo anno, spesso a causa di una gestione non ottimale. “Vogliamo continuare a uccidere milioni di alberi per riuscire ad averne forse 1 milione in più tra vent’anni?”, si chiede Fratus, mettendo in luce l’importanza di una pianificazione mirata.

Le difficoltà nel far crescere nuove piante sono state sottolineate da La Mantia, che ha parlato di un’esperienza in corso nei monti di Palermo con cinque campi sperimentali. “In un’estate come questa le piante andavano irrigate al modo degli ortaggi, cioè ogni settimana bisognava stare lì”, ha spiegato. Nonostante le perdite, si stanno testando alternative che potrebbero funzionare. “È vero quello che dicevi, ma questa non è una ragione valida per fermarsi dal piantare gli alberi”, ha ribattuto La Mantia, sottolineando l’importanza di sforzarsi di pensare anche alle specie da piantare.