Depavimentazione e clima: una moda o una soluzione?
La depavimentazione come strumento per mitigare il caldo urbano e il consumo di suolo.

La depavimentazione, un concetto che sta prendendo piede in Italia come risposta al caldo estremo e al consumo di suolo, si scontra con critiche forti da parte di esperti. Il Comune di Genova ha incluso la pratica nel Piano urbanistico comunale, ma per molti è solo un slogan. Secondo Simone Rusci, professore di Tecnica e pianificazione urbanistica all’Università di Pisa, la depavimentazione non è una soluzione reale, ma una retorica inattuabile e costosa. L’urbanista spiega che il nesso tra depavimentazione e mitigazione del clima urbano è debole, e che la pratica non ha una rilevanza significativa nell’urbanistica.
Limiti e critiche alla pratica
La depavimentazione, sebbene possa sensibilizzare sull’uso del suolo, non è sufficiente da sola per affrontare i problemi climatici. «Non basta depavimentare 10mila metri quadrati se non ho un piano per farlo», afferma Rusci. L’urbanista sottolinea che l’approccio deve essere strutturale e pianificato, non sporadico. Inoltre, la pratica non è sostenibile economicamente, soprattutto in aree centrali dove la rendita immobiliare è alta. «I limiti culturali sono dati dal pensare la rigenerazione solo in termini additivi, mai sottrattivi», spiega. L’assenza di un quadro normativo nazionale rende difficile l’implementazione di strategie a lungo termine.
Un’occasione per il cambiamento
Nonostante le critiche, la depavimentazione è vista come un’occasione per il cambiamento. L’assessora all’Urbanistica del Comune di Genova, Francesca Coppola, ha incluso la pratica nel Piano urbanistico comunale, ma ha chiarito che la portata delle modifiche è molto più ampia. «La tutela del suolo e del verde sono stati introdotti come elementi strutturali della pianificazione urbana», spiega. L’obiettivo è l’azzeramento del consumo di suolo, con l’introduzione di strumenti urbanistici vincolanti. «Non c’è più tempo – dice Coppola – le amministrazioni non possono limitarsi a indicare linee guida: se non agiamo seriamente, in maniera prescrittiva, il cambiamento necessario semplicemente non avverrà.»
Il Piano nazionale di ripristino (Pnr), in linea con il Regolamento europeo per il ripristino della natura, rappresenta una grande occasione per il cambiamento. «Si deve avere il coraggio di attuarlo con la pianificazione», conclude Coppola. L’urbanista sostiene che la depavimentazione, se accompagnata da una strategia strutturale, potrebbe contribuire a una pianificazione urbana più sostenibile. Tuttavia, per farlo, serve un dibattito serio sulla forma urbana, sull’accesso alla casa e sulla dotazione di servizi pubblici. La depavimentazione non è una soluzione reale per mitigare il caldo urbano.
La depavimentazione, sebbene possa rappresentare un passo avanti, non è sufficiente da sola. Per affrontare il cambiamento climatico, serve una pianificazione urbana vincolante e una strategia a lungo termine. Non c’è più tempo, gli strumenti urbanistici ci sono, bisogna avere il coraggio di usarli per cambiare il modo in cui progettiamo le città. L’urbanista sostiene che la pratica, se accompagnata da un piano strutturale, potrebbe contribuire a una pianificazione urbana più sostenibile. Tuttavia, per farlo, serve un dibattito serio sulla forma urbana, sull’accesso alla casa e sulla dotazione di servizi pubblici.
- La depavimentazione non è una soluzione reale per mitigare il caldo urbano.
- Il Piano urbanistico di Genova include la pratica, ma con una portata più ampia.
- La depavimentazione richiede un approccio strutturale e pianificato.
La depavimentazione, sebbene possa rappresentare un passo avanti, non è sufficiente da sola. Per affrontare il cambiamento climatico, serve una pianificazione urbana vincolante e una strategia a lungo termine. «Non c’è più tempo», conclude Coppola. «Gli strumenti urbanistici ci sono, bisogna avere il coraggio di usarli per cambiare il modo in cui progettiamo le città.»
