Il governo non ha risposte per Taranto, opposizioni all’attacco dopo il stop all’ex Ilva

Opposizioni criticano decisione del governo su ex Ilva, chiedono piano di emergenza e legge speciale

Manifestanti e sindacalisti a Taranto protestano per la chiusura dell’ex Ilva, con il governo in discussione
Manifestanti e sindacalisti a Taranto protestano per la chiusura dell’ex Ilva, con il governo in discussione

Il governo non ha risposte per Taranto. Dopo la conferma del blocco dell’ex Ilva, le opposizioni hanno lanciato un attacco diretto al governo, accusandolo di inerzia e mancanza di una politica industriale chiara. La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il provvedimento che prevede lo spegnimento degli altiforni entro il 28 ottobre, un provvedimento che ha scatenato reazioni forti da parte di parlamentari, sindacati e cittadini. Per la premier Meloni, la crisi industriale è solo un file, ma per molti è un dramma con conseguenze pesanti per migliaia di famiglie.

Un fallimento di quattro anni

“La sentenza certifica il fallimento di quattro anni di inerzia di questo governo”, ha detto Antonio Misiani, responsabile Economia e finanze del Pd. L’opposizione, guidata da esponenti del Pd e del Movimento 5 Stelle, ha sottolineato come il governo non abbia mai dato risposte concrete a Taranto, nonostante le promesse di investimenti e piani industriali. “Dal 2022 la destra ha promesso piani, cordate e soluzioni che non sono mai arrivate”, ha aggiunto Misiani, ricordando come l’area a caldo dell’ex Ilva sia rimasta inattiva per anni, con migliaia di posti di lavoro in bilico.

Non è più tempo di annunci. Il senatore del Movimento 5 Stelle Mario Turco ha definito il momento “un punto di non ritorno”, sottolineando che il governo non può più permettersi di temporeggiare. “Il punto di non ritorno per gli impianti si avvicina e il governo non può più permettersi di temporeggiare”, ha aggiunto. L’opposizione ha anche ricordato come il governo abbia cancellato investimenti e progetti del governo Conte II, come il miliardo del Pnrr, le risorse destinate all’insediamento Ferretti e Renexia.

Un piano di emergenza e una legge speciale

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha chiesto al governo di riconvocare il tavolo “con estrema urgenza”. “Taranto non può più aspettare”, ha aggiunto. “Serve un piano di emergenza vero, che parta dalle proposte già sul tavolo, comprese quelle dell’Agenda Taranto presentata dalla Regione Puglia, e una legge speciale che parta subito, con un obiettivo chiaro davanti a tutto il resto: il pieno mantenimento dei livelli occupazionali”, ha detto Decaro. La città, ha ricordato, ha già pagato un prezzo altissimo, tra danni alla salute e all’ambiente. “Dobbiamo evitare in tutti i modi che ne paghi un altro, altrettanto pesante con una crisi occupazionale ed economica che sarebbe devastante”, ha sottolineato.

Non si può chiedere a Taranto di pagare il prezzo dell’assenza di una politica industriale nazionale. Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha espresso preoccupazione per le ricadute economiche e occupazionali sulla città. “Rispettiamo la decisione dei giudici della corte d’Appello di Milano, decisione che non ci sorprende. Abbiamo avuto modo di dire a Roma, al Governo, cose chiare: il futuro della città va tutelato con misure che preservino economia e sviluppo, i lavoratori vanno tutelati con misure di compensazione affinché non si perda un solo posto”, ha detto Bitetti.

Soddisfatti della decisione del Tribunale, i rappresentanti di Avs/Verdi di Taranto hanno ringraziato l’associazione Genitori Tarantini e gli avvocati “per il risultato raggiunto”. “È il fallimento politico di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni”, hanno sottolineato. “Che nessuno si permetta di scaricare responsabilità sulla magistratura, che ha solo fatto il proprio dovere, ovvero applicare le leggi”, hanno aggiunto. “Il diritto alla salute, alla vita e a un ambiente salubre non può essere subordinato alle esigenze della produzione industriale”, hanno ricordato i rappresentanti. La richiesta è di avviare “una vera transizione, capace di superare definitivamente la falsa contrapposizione tra salute e lavoro”.