Italia ultima in Europa nell’uso dell’Ia tra gli adolescenti: rischi per il futuro

L’Italia si posiziona ultima in Europa nell’uso dell’intelligenza artificiale tra gli adolescenti, con rischi per il divario digitale e l’accesso alle tecnologie.

Adolescenti italiani in difficoltà con l'uso dell'intelligenza artificiale, scuole con poche aule informatiche
Adolescenti italiani in difficoltà con l’uso dell’intelligenza artificiale, scuole con poche aule informatiche

L’Italia si colloca ultima in Europa nell’uso dell’intelligenza artificiale (Ia) tra gli adolescenti, con un divario che rischia di ampliare le disuguaglianze digitali. Solo un italiano su due tra i 16 e i 19 anni ha utilizzato strumenti di Ia negli ultimi tre mesi, contro una media europea del 66,4%. La situazione è drammatica: l’Italia è superata solo dalla Romania, che si ferma al 48,22%. Questo dato, emerso dal mini-dossier dell’Osservatorio sulla povertà educativa “Intelligenza artificiale, una sfida educativa”, mette in luce un problema crescente.

Disparità tecnologica e accesso alle risorse

La mancanza di accesso alle tecnologie e alla formazione digitale rappresenta un ostacolo significativo per i giovani italiani. Solo il 40,7% delle scuole statali è dotato di un’aula d’informatica, con una distribuzione diseguale sul territorio. Le regioni più dotate, come Toscana, Liguria e Piemonte, raggiungono rispettivamente il 60%, il 59,1% e il 53,6%, mentre in altre aree, come il Centro e il Mezzogiorno, la percentuale scende a livelli preoccupanti. In Abruzzo, Calabria e Lazio, ad esempio, il numero di aule informatiche non supera il 27,8%, il 27,2% e il 25,4%. La stessa situazione si osserva anche nei comuni, dove la presenza di aule informatiche si riduce man mano che ci si allontana dai centri urbani.

Nei comuni principali le aule informatiche sono presenti nel 41% degli edifici, mentre la percentuale scende progressivamente nei comuni intermedi (37,8%) e in quelli periferici (37%), toccando il minimo in quelli ultraperiferici (33,8%). A guidare la classifica con le percentuali più alte di presenza di aule informatiche troviamo Pavia, Modena e Aosta, gli unici centri che superano l’80%, mentre agli ultimi posti troviamo Catanzaro, Cosenza e Latina, tutti sotto al 10%.

Un divario che rischia di diventare permanente

Marco Rossi-Doria, presidente dell’impresa sociale, ha sottolineato come il divario nell’uso dell’Ia, unito a quello storico sull’alfabetizzazione digitale, possa trasformare l’intelligenza artificiale in un “formidabile moltiplicatore delle disuguaglianze”. Se le tecnologie e la capacità di padroneggiarle in modo critico, consapevole e articolato non saranno accessibili in modo equo, si creerà un nuovo “divario digitale”. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che il 74,6% dei giovani italiani percepisce di non aver bisogno dell’Ia, mentre solo il 3% non ne conosce l’esistenza. Questo fenomeno, se non affrontato, potrebbe portare a una generazione di adolescenti non preparati a utilizzare strumenti che stanno diventando essenziali per la vita quotidiana, gli studi e il lavoro.

La mancanza di formazione e di accesso alle risorse tecnologiche non è solo un problema educativo, ma un rischio per il futuro del Paese. L’AI Act del 2024 ha classificato l’uso di strumenti di Ia in ambito scolastico come ad alto rischio, evidenziando la necessità di regolamentare e formare i giovani in modo equo. Tuttavia, come sottolinea Openpolis, la regolazione non basta: è necessaria una reale formazione, che non si limiti a insegnare l’uso delle tecnologie, ma abbia come obiettivo la consapevolezza delle loro potenzialità, dei loro limiti e delle implicazioni sociali.

Nonostante i dati siano preoccupanti, esiste un’occasione per intervenire. L’approvazione del decreto del 2026 per l’allineamento con l’AI Act rappresenta un passo importante, ma non sufficiente. È necessario un impegno concreto per migliorare l’accesso alle tecnologie e la formazione digitale, soprattutto nelle aree più svantaggiate. Solo con un investimento mirato e una politica educativa inclusiva si potrà evitare che l’Italia rimanga un fanalino di coda nell’uso dell’Ia tra gli adolescenti, rischiando di perdere terreno in un contesto in cui le competenze digitali sono sempre più decisive.