Il fondo anti caporalato fermo da un milione di euro
Il fondo per contrastare il caporalato rimane bloccato senza stanziamento definitivo.

Il fondo per il contrasto del caporalato, stanziato con l’obiettivo di proteggere i lavoratori stranieri e combattere l’illegalità nel settore agricolo, rimane bloccato da un milione di euro. Il progetto, istituito dal governo Meloni con la manovra del 2025, non ha visto l’emissione del decreto attuativo necessario per il suo utilizzo. La scadenza per l’approvazione era fissata al primo maggio dello scorso anno, ma è stata sforata. Il fondo, teoricamente rimpinguato con 500mila euro all’anno per il biennio 2026-2027, non ha visto l’attivazione di alcun progetto concreto. Mentre i lavoratori agricoli continuano a subire gravi rischi, il governo si dimostra inattivo.
Un fondo teorico senza effetti concreti
Il fondo per il contrasto dei fenomeni di reclutamento illegale della manodopera straniera è stato presentato come una misura di contrasto al caporalato, un tema centrale nella politica del governo Meloni. Tuttavia, il provvedimento non è mai stato reso operativo. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, aveva promesso un’attività di vigilanza straordinaria, ma il decreto attuativo, necessario per il finanziamento, è rimasto in sospeso. La mancanza di un provvedimento definitivo ha reso il fondo una mera posta contabile, priva di ricadute reali sul territorio.
Il ritardo ha costi umani gravi. Nelle campagne italiane, la stagione estiva si chiude con tragiche vittime. Il 10 agosto, a Serracapriola in provincia di Foggia, un furgone è ribaltato causando la morte di un lavoratore agricolo e il ferimento di otto colleghi. L’estate è iniziata con la strage di Amendolara, dove quattro braccianti sono stati uccisi e bruciati vivi. Mentre i carabinieri operano in diverse regioni, il governo non ha ancora messo in atto le misure previste per proteggere i lavoratori.
Un’inerzia che vanifica le promesse
Il parlamentare del Partito Democratico, Fabio Porta, ha denunciato l’inerzia amministrativa e il rischio di vanificare la volontà del Parlamento. «Uno stallo, che rischia di trasformare il fondo in una mera posta contabile, priva di effettiva ricaduta sul territorio, vanificando la stessa volontà del Parlamento e il richiamo alla tutela della dignità del lavoro sancito dall’articolo 36 della Costituzione», ha evidenziato. La mancanza di un decreto attuativo ha anche portato a modifiche alla norma prima che entrasse in vigore. Nell’ottobre scorso, i requisiti soggettivi di accesso al fondo sono stati ritoccati, introducendo ulteriori complessità.
Il fondo non ha dato alcun effetto concreto. Il fondo, che dovrebbe supportare enti del Terzo settore e associazioni di accoglienza, rimane inattivo. I lavoratori, spesso senza voce, continuano a subire gravi rischi. «Chiedevamo la paga e ci hanno bruciati vivi», ha dichiarato un braccianto, sintetizzando la realtà di un sistema che non risponde alle esigenze reali. La situazione evidenzia un contrasto tra dichiarazioni e azioni. Il governo ha garantito «tolleranza zero» contro il caporalato, ma i fatti dimostrano un’inerzia che non si risolve. Il fondo, sebbene teoricamente disponibile, non ha dato alcun effetto concreto. Il ritardo nell’approvazione del decreto attuativo ha reso il fondo una mera formalità. Mentre i lavoratori continuano a subire gravi rischi, il governo non ha ancora dato seguito alle promesse fatte.
La mancanza di un intervento concreto rischia di vanificare la volontà del Parlamento e il richiamo alla dignità del lavoro sancito dalla Costituzione. Il fondo anti caporalato, sebbene stanziato, non ha visto l’emissione del decreto attuativo necessario per il suo utilizzo. Il governo, pur avendo dichiarato l’intenzione di combattere il caporalato, non ha ancora dato seguito alle promesse fatte. La situazione richiede un intervento immediato per evitare ulteriori tragedie.
