Ergastolo per Sangare, la famiglia di Sharon Verzeni in lacrime dopo la sentenza

La Corte d’assise di Bergamo condanna all’ergastolo Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni. Il compagno della vittima: il pensiero di lei c’è sempre.

Ergastolo per Sangare, la famiglia di Sharon Verzeni in lacrime dopo la sentenza
Ergastolo per Sangare, la famiglia di Sharon Verzeni in lacrime dopo la sentenza

La Corte d’assise di Bergamo ha condannato all’ergastolo Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni, 33 anni, uccisa a coltellate la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola. La sentenza, resa il 25 febbraio 2026, ha riconosciuto le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della minorata difesa, essendo il delitto avvenuto di notte e ai danni di una donna da sola. La famiglia di Sharon, presente in aula, ha reagito con emozioni intense, abbracciandosi tra le lacrime dopo la lettura della sentenza. Il compagno della vittima, Sergio Ruocco, ha espresso il suo dolore e la sua speranza di giustizia, dicendo: «Il pensiero di lei c’è sempre».

La difesa chiede l’assoluzione, ma i giudici non hanno accolto le richieste

Tiziana Bacicca, l’avvocata difensiva di Sangare, ha espresso la volontà di ricorrere in appello, ma ha riconosciuto che la sentenza non ha accolto le sue richieste. «Sicuramente faremo ricorso in appello», ha detto Bacicca, spiegando che la difesa aveva chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto e in subordine una pena contenuta. La difesa ha sottolineato l’incertezza su alcuni elementi, come la confessione di Sangare, che l’avvocata ha definito «da un testimone disturbato». Inoltre, ha messo in dubbio la ricostruzione del delitto e la tempistica degli eventi, sottolineando che non esiste una prova certa a carico di Sangare.

La difesa ha contestato la tempistica della ricostruzione del delitto e la presenza del Dna di Sharon sulla bicicletta di Sangare. L’avvocata ha sottolineato che non c’è traccia di sangue sul coltello e che la sua presenza non è sufficiente a dimostrare la colpevolezza. Inoltre, ha sottolineato che la ricostruzione del delitto non è chiara e che potrebbe essersi verificato un episodio diverso. La difesa ha anche messo in dubbio la perizia medica legale e la ricostruzione del tempo dell’omicidio.

Il pm: il Dna e le telecamere confermano la colpevolezza

Il pm Emanuele Marchisio ha sottolineato che l’esito dell’autopsia corrisponde perfettamente alle parole di Sangare, che ha ammesso di aver ucciso Sharon. «L’aggressione è stata velocissima e rapidissima», ha detto Marchisio, spiegando che le telecamere hanno confermato la presenza di Sangare in bicicletta a 32-33 chilometri orari, senza alcun altro soggetto. Il Dna di Sharon trovato sulla bicicletta di Sangare è stato definito «la prova piena della colpevolezza», con l’esclusione di ogni contaminazione. Marchisio ha anche sottolineato che il ritrovamento del Dna non può essere spiegato in altro modo che con l’omicidio volontario di Sangare.

Il pm ha escluso ogni contaminazione del Dna trovato sulla bicicletta di Sangare e ha sottolineato la velocità dell’aggressione. Marchisio ha anche sottolineato che le telecamere hanno confermato la presenza di Sangare in bicicletta e che non è stato visto nessun altro soggetto. La difesa ha contestato la ricostruzione del delitto e la tempistica degli eventi, ma il pm ha ribadito che le prove sono inconfutabili. La famiglia di Sharon, presente in aula, ha accolto la sentenza con emozioni intense, mentre il difensore di Sangare ha espresso la sua tranquillità, sapendo che la sentenza era già prevista.