La sacralità nella ‘ndrangheta: santi, simboli e ritualità

La ‘ndrangheta utilizza santi e simboli religiosi per il suo sistema gerarchico e rituali. La sacralità è parte integrante della struttura mafiosa.

Un corteo religioso con mafiosi che recitano giuramenti di fedeltà, simboli sacri e ritualità mafiosa
Un corteo religioso con mafiosi che recitano giuramenti di fedeltà, simboli sacri e ritualità mafiosa

La sacralità nella struttura della ‘ndrangheta

La ‘ndrangheta, organizzazione mafiosa calabrese, si basa su un sistema gerarchico che incorpora elementi sacri e simbolici. Secondo le indagini e i documenti giudiziari, il sacro è parte integrante del sistema di potere e di iniziazione. Il primo gradino della gerarchia è rappresentato da Gesù Cristo, figura non l’unica, ma centrale nel rito del “battesimo”, momento in cui l’iniziato recita un giuramento di fedeltà. Questo rito, come ha spiegato il pentito Antonio Zagari, è un momento cruciale per l’affiliazione alla mafia calabrese. Il rito del battesimo è un momento simbolico e sacro che conferma l’appartenenza alla ‘ndrangheta.

Simboli religiosi e ritualità mafiosa

I mafiosi utilizzano nomi di santi e simboli religiosi per definire i loro ruoli e gradi all’interno dell’organizzazione. La Vergine Addolorata, l’arcangelo Michele, i santi Cosma e Damiano, e santa Annunziata sono figure che compaiono nel linguaggio della ‘ndrangheta. Questi nomi non sono solo simboli, ma rappresentano un sistema di potere occulto. Secondo Giovanni Gullà, collaboratore di giustizia, la “santa” è un grado noto solo agli altri “santisti”, indicando un livello di segretezza e controllo interno. La “santa” è un grado segreto noto solo agli altri “santisti”, simbolo di potere occulto.

La ‘ndrangheta si presenta come un albero ramificato, con radici profonde e un vertice detto “Crimine” o “Provincia”. Questo è il punto di decisione e di comando, dove si assegnano incarichi e si risolvono conflitti. Il “capo crimine” è il leader supremo, affiancato da tre figure di alto rango. I gradi sono elettivi e temporanei, e si basano su un sistema di ritualità che si ispira a elementi sacri. L’albero della Genesi, simbolo della conoscenza, è un’immagine ricorrente nella struttura mafiosa, con riferimenti a una gerarchia che si estende da un’origine comune a diversi rami.

I dieci comandamenti, simili a quelli della Chiesa, sono un elemento chiave del codice morale interno. Secondo il libro “Dire e non dire”, il primo insegnamento è che la ‘ndrangheta è una e una sola, con regole ferree che non permettono tradimenti o rivelazioni. La figura dell’“spogliato”, un affiliato espulso, è un simbolo di punizione e di perdita di status, con un significato simile a quello del santino bruciato sul palmo della mano. La figura dell’“spogliato” rappresenta la punizione e la perdita di status all’interno della ‘ndrangheta.

La sacralità è un elemento centrale nella struttura e nella pratica della ‘ndrangheta, con un sistema di potere che si basa su simboli religiosi e ritualità. I rituali si svolgono in momenti specifici, come i festeggiamenti dedicati alla Madonna a Polsi, in provincia di Reggio Calabria. Questi eventi sono l’occasione per rafforzare i legami interni e per mantenere la coesione tra i membri. La sacralità è parte integrante del sistema, con un’importanza che va oltre il simbolismo, influenzando le decisioni e le relazioni all’interno dell’organizzazione. La sacralità è parte integrante del sistema e influisce sulle decisioni e le relazioni all’interno della ‘ndrangheta.