Il crimine e il sacro: tre “s” che uniscono
Il crimine e il sacro: tre “s” che uniscono. Un’analisi simbolica delle radici del crimine organizzato.

Le tre “s” del crimine
Le tre “s” del crimine – soldi, sangue e sacro – rappresentano un tema ricorrente nelle organizzazioni criminali. I soldi sono l’obiettivo, il sangue la violenza che accompagna l’azione, mentre il sacro è la dimensione che unisce i membri del clan, definendo identità, appartenenza e codice di comportamento. Questo concetto, spesso trascurato, ha radici antiche e religiose, come dimostrano storie antiche e simboli sacri.
Un ladrone diventato santo
Tra i simboli più significativi del crimine sacro c’è la figura di Disma, uno dei due ladroni crocifissi insieme a Gesù. Secondo i Vangeli apocrifi, Disma era un ladrone egiziano, noto per il suo mestiere di brigante e la sua idolatria. Tuttavia, la sua storia non si ferma lì. Disma, in un episodio narrato da monsignor Gaume, si rivela un personaggio cruciale nella fuga di Giuseppe, Maria e Gesù dall’Egitto. La sua intercessione salvò la famiglia. La famiglia scappò, ma in seguito accadde l’imprevisto. Non riuscirono ad andare molto lontano. Stando sempre a Gaume, i “masnadieri” catturarono Giuseppe, Maria e il Bambino e tutti si salvarono solo per il “buon volere di un giovane di quella banda”. Guarda caso, proprio per l’intercessione di Disma.
La crocifissione e il Paradiso Lo stesso riportano gli Apocrifi nel Vangelo di Nicodemo: “Questo era il ladrone Disma che, alla nascita di Cristo, cioè trentatré anni prima, si trovava in Egitto quando a Giuseppe fu dato avviso dall’angelo di prendere il bambino e la madre e di fuggire”. In seguito la Provvidenza ha pareggiato i conti. Coloro che si erano incontrati all’inizio della storia si sono rivisti nel finale.
La figura di Disma è un esempio di come il crimine possa trovare un’identità sacra. Il suo incontro con Gesù bambino, durante la fuga in Egitto, lo trasforma da semplice ladro a figura di riferimento per i criminali. La sua azione, pur apparentemente altruistica, è vista come un atto di fede e di conversione. Nel Martirologio Romano, Disma è ricordato il 25 marzo come difensore di prigionieri, condannati a morte e becchini. La sacra mala, come viene definita, si ispira al libro dei simboli della Chiesa cattolica e a immagini di famiglia. L’uso di immagini di arcangeli, santi e anime pie non è casuale: è una forma di riconoscimento e di legittimazione. Questo mix di sacro e crimine crea un’identità unica, che permette ai membri di sentirsi parte di un gruppo con regole e valori condivisi.
La storia di Disma, come raccontata da monsignor Gaume, mostra come un individuo possa attraversare un passaggio tra il crimine e la santità. Il suo incontro con Gesù, il suo salvataggio della famiglia e la sua conversione sono elementi che hanno reso Disma un simbolo di redenzione. La sua figura, oggi venerata, rappresenta un’alternativa al crimine, ma anche una forma di legittimazione per chi si appropria di simboli sacri. La sacra mala, come si dice, non è solo un fenomeno sociale, ma un’evoluzione di tradizioni antiche. Le tre “s” del crimine – soldi, sangue e sacro – sono un’analisi che spiega come il crimine si radica in contesti sacri e simbolici, creando un’identità che va oltre la semplice illegalità.
