Cento giorni di protesta in Albania: la voce del popolo si fa sentire

Cento giorni di protesta in Albania: la voce del popolo si fa sentire, movimento contro il vecchio establishment e per la tutela ambientale.

Manifestanti albanesi in piazza a Tirana, con cartelli e striscioni, durante le proteste contro il governo
Manifestanti albanesi in piazza a Tirana, con cartelli e striscioni, durante le proteste contro il governo

Cento giorni di protesta in Albania, in piazza il Paese ha scoperto di avere una voce. La lotta di una generazione contro il vecchio establishment ha portato il movimento al centro dell’attenzione internazionale, con manifestazioni che si svolgono ogni giorno a Tirana e contro il governo. La protesta, che ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini, si concentra su temi come la tutela ambientale, la corruzione e la gestione dei terreni pubblici. Il primo ministro Edi Rama, però, non ha ancora dimesso e continua a respingere le accuse di censura e controllo su social media.

La protesta contro il sistema e i progetti di Zvërnec

Il progetto di Jared Kushner, che ha portato alla costruzione di un resort a Zvërnec, è diventato il detonatore di una protesta nazionale. Gli albanesi, che contestano da anni la gestione dei terreni e la corruzione, hanno trovato in questa iniziativa un simbolo del sistema che vorrebbero cambiare. La Flamingo Revolution, come viene chiamata la protesta, ha visto la partecipazione di persone di ogni età, da bambini a genitori emigrati negli anni Novanta, che ora tornano in piazza per difendere il loro Paese.

La protesta ha portato in piazza una generazione che non si arrende al potere.

Disattivazione di account e censura digitale

Nelle ultime settimane, decine di profili utilizzati da attivisti e giornalisti sono stati disattivati. Tra questi anche quelli di Euronews Albania e di Alesia Burnazi, giornalista che documenta le proteste da Tirana. L’Unione dei giornalisti albanesi ha lanciato l’allarme, accusando un tentativo di censura contro la libertà di espressione. Meta ha riconosciuto che alcuni account erano stati rimossi per errore e ha fatto sapere di stare verificando i provvedimenti. Rama, però, ha respinto ogni accusa, sostenendo che non ha alcun rapporto con la disattivazione di account sui social media. La protesta, però, non si è fermata. Anche il Partito Democratico di Sali Berisha, storico avversario di Rama, è stato contestato dai manifestanti. Le accuse di intrecci con la criminalità e la svendita del territorio a miliardari sono tra le ragioni principali della protesta. La lunga permanenza di Rama al governo, che ha visto il quarto mandato, ha alimentato il malcontento, soprattutto dopo le elezioni del 2025, in cui è stato introdotto per la prima volta il voto degli albanesi residenti all’estero.

Un movimento che ha cambiato il Paese

La protesta ha portato la questione della tutela ambientale e del patrimonio del Paese al centro dell’attenzione internazionale. Tra i risultati ottenuti, c’è il documento politico “Besa”, con cui Rama promette di ricostruire la fiducia con i cittadini attraverso consultazioni e dialogo. Ma per i manifestanti non basta. “Noi non vogliamo fiducia, vogliamo che cambi il sistema e che lui si dimetta”, dice Elsa Paja, uno dei volti della Flamingo Revolution. La protesta ha anche portato a una denuncia alla SPAK, la struttura speciale albanese per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, chiedendo di verificare le procedure relative ai progetti turistici di Zvërnec.

La protesta ha dato voce a una generazione che non si arrende al potere.

La lunga permanenza di Rama al governo, che ha visto il quarto mandato, ha alimentato il malcontento, soprattutto dopo le elezioni del 2025, in cui è stato introdotto per la prima volta il voto degli albanesi residenti all’estero. La protesta, però, non si è fermata. Anche il Partito Democratico di Sali Berisha, storico avversario di Rama, è stato contestato dai manifestanti. Le accuse di intrecci con la criminalità e la svendita del territorio a miliardari sono tra le ragioni principali della protesta.

La protesta ha portato la questione della tutela ambientale e del patrimonio del Paese al centro dell’attenzione internazionale. Tra i risultati ottenuti, c’è il documento politico “Besa”, con cui Rama promette di ricostruire la fiducia con i cittadini attraverso consultazioni e dialogo. Ma per i manifestanti non basta. “Noi non vogliamo fiducia, vogliamo che cambi il sistema e che lui si dimetta”, dice Elsa Paja, uno dei volti della Flamingo Revolution. La protesta ha anche portato a una denuncia alla SPAK, la struttura speciale albanese per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, chiedendo di verificare le procedure relative ai progetti turistici di Zvërnec.