Andrea Delmastro condannato per rivelazione di segreti: i motivi della sentenza

Andrea Delmastro condannato per rivelazione di segreti: motivi della sentenza confermati in appello

Un uomo legge documenti in un ufficio, mentre un avvocato discute con un giudice
Un uomo legge documenti in un ufficio, mentre un avvocato discute con un giudice

Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia, è stato condannato a otto mesi di reclusione per rivelazione di segreti, una sentenza confermata in appello. La motivazione del tribunale, resa nota con il deposito delle motivazioni della sentenza di secondo grado, sottolinea che l’imputato ha usato informazioni riservate per scopi politici, a scapito della riservatezza e della sicurezza. La condanna, confermata dai giudici della terza sezione penale, si basa su un’analisi approfondita delle circostanze e del contesto in cui si è verificato l’atto illecito.

La rivelazione di segreti e il rischio per Cospito

Delmastro, all’epoca sottosegretario, ha rivelato informazioni riservate relative alle conversazioni tra l’anarchico Alfredo Cospito e detenuti di mafia al 41 bis. La sentenza sottolinea che l’imputato ha ritenuto prevalente la finalità politica dell’uso di quelle informazioni, confidando che il suo compagno di partito Giovanni Donzelli le avrebbe riportate in aula. Tuttavia, i giudici hanno evidenziato che questa condotta ha potuto recare un danno concreto a Cospito, che era in attesa del provvedimento di Nordio sulla revoca del regime di carcere duro.

La condotta di Delmastro ha potuto recare un danno concreto a Cospito.

La mancanza di diniego e il rischio di inverosimilità

Nonostante la richiesta provenisse dall’amico fraterno Donzelli, Delmastro non ha opposto diniego, incappando in una condanna. I giudici hanno sottolineato che l’imputato non poteva non sapere dell’esistenza del segreto e che non era stato rassicurato che le informazioni potevano essere divulgate. Al contrario, egli ha ricevuto chiari segnali di riservatezza. Inoltre, la corte ha ritenuto inverosimile che, dopo una conversazione telefonica generica del 30 gennaio, Delmastro fosse in grado di sciorinare a memoria il contenuto del documento nella parte che interessava all’amico.

La sentenza di primo grado ha ribadito il profilo personale dell’imputato, sottolineando la sua formazione legale, la sua esperienza in materia penitenziaria e la sua sensibilità per la sicurezza. I giudici hanno anche osservato che il guardasigilli, nel suo intervento alla Camera del 2023, ha confermato la natura riservata di quelle informazioni, pur riferendosi all’opportunità di verificare il contenuto dei documenti.

Le conseguenze e i prossimi passi

Le motivazioni della sentenza hanno aperto nuovi dibattiti su come gestire le informazioni sensibili e il rispetto della riservatezza. Gli avvocati di Delmastro hanno annunciato un ricorso in Cassazione, mentre i pm di Roma sono pronti ad adire la Consulta per leggere le chat di Delmastro con il socio prestanome dei Senese. Il procedimento, in cui Delmastro non è indagato, riguarda i Caroccia, i soci della Bisteccheria d’Italia. La sentenza rappresenta un caso emblematico di come la rivelazione di segreti possa avere conseguenze non solo legali, ma anche politiche e sociali. La condanna di Delmastro mette in luce l’importanza di rispettare la riservatezza e di evitare comportamenti che possano mettere a rischio la sicurezza e la privacy di individui coinvolti in situazioni sensibili.