Obiezione di coscienza: un diritto per rifiutare la guerra e il suo lavoro
Una proposta per estendere l’obiezione di coscienza al lavoro civile nella filiera bellica, presentata a Reggio Emilia.

La legge di iniziativa popolare “Obiezione di coscienza” è stata presentata durante il Festival di Reggio Emilia, organizzato da Emergency, con l’obiettivo di estendere il diritto di rifiutare la guerra non solo alla leva militare, ma anche al lavoro civile nella filiera bellica. La proposta, lanciata da Chiara Sgreccia, mira a trasformare il rifiuto individuale della guerra in un’azione collettiva, riconoscendo il diritto di ogni cittadino di rifiutarsi di contribuire alla guerra e al riarmo. La raccolta di 50mila firme, necessaria per portare il testo in Parlamento, partirà da ottobre.
Un diritto umano riconosciuto
L’obiezione di coscienza è un diritto umano fondamentale riconosciuto dalla Carta dei diritti umani e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Simonetta Gola, direttrice della comunicazione di Emergency, ha sottolineato che il rifiuto della guerra non è solo un atto personale, ma una forma di partecipazione civile. “Dire no alla guerra è dire sì alla pace”, ha aggiunto Algostino, mentre Dini ha sottolineato che opporsi alla guerra non significa sottrarsi alla vita collettiva, ma anzi essere un modo di intendere la difesa della patria.
La guerra ha bisogno del nostro lavoro
«La guerra continua ad avere bisogno dei nostri corpi, del nostro consenso e del nostro lavoro, per esistere», ha detto Simonetta Gola, ricordando il peso delle azioni umane e la responsabilità che ogni scelta porta con sé. L’iniziativa fa parte della campagna R1PUD1A, con cui Emergency, insieme a 250mila persone, chiede al governo italiano di sospendere la collaborazione militare con Israele e promuove iniziative contro il riarmo. “Chiediamo al governo di agire, dal basso, prima che sia troppo tardi”, ha concluso Gola.
La proposta di legge “Io obietto la guerra” mira a garantire a tutti i cittadini la possibilità di rifiutarsi di prestare il proprio corpo, lavoro e consenso alla guerra e al riarmo. L’obiettivo è estendere l’obiezione di coscienza non solo alla leva militare, ma anche alla partecipazione civile e lavorativa alla guerra. «La vera sfida non è soltanto raggiungere la soglia prevista dalla Costituzione, ma costruire attorno a quelle firme una mobilitazione: trasformare il rifiuto individuale della guerra in un diritto riconosciuto e in un’azione collettiva», ha sintetizzato Gola.
Il gruppo di lavoro, composto da Alessandra Algostino, Veronica Dini e Domenico Gallo, lavorerà nelle prossime settimane alla messa a terra della proposta di legge. «È il rifiuto di usare armi per uccidere altri uomini», ha ricordato Gallo, individuando nell’Antigone di Sofocle l’archetipo del conflitto tra la coscienza individuale e le leggi del potere. L’iniziativa rappresenta un passo importante per riconoscere il diritto di ogni cittadino di rifiutare la guerra e il suo lavoro, in un contesto in cui il ritorno al servizio militare e l’aumento della spesa per la difesa sono al centro del dibattito europeo.
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