Separare l’istruzione dall’industria bellica: la battaglia per la libertà della conoscenza

Una petizione chiede al Parlamento di limitare l’integrazione tra scuola, ricerca e Difesa, per salvaguardare la libertà educativa.

Manifestanti chiedono al Parlamento di separare l’istruzione dall’industria bellica, durante una protesta a Roma
Manifestanti chiedono al Parlamento di separare l’istruzione dall’industria bellica, durante una protesta a Roma

La battaglia per separare l’istruzione e la ricerca dal settore bellico si fa sempre più forte. Una petizione lanciata da movimenti come Usb, Cambiare Rotta e l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università chiede al Parlamento di mettere un argine alla crescente integrazione tra scuole, università e industria militare. L’obiettivo è vietare le collaborazioni tra enti educativi e il complesso militare-industriale, creare organismi indipendenti per controllare accordi e partnership e garantire il diritto all’obiezione di coscienza a studenti, docenti e ricercatori.

Un’invadenza del modello militare

Ludovico Chianese dell’Osservatorio ha sottolineato come l’elemento militare non solo sottrae risorse economiche, ma inquina il concetto di formazione e crescita educativa. “C’è un’invadenza dell’elemento militare che non solo modifica il senso della didattica, ma anche la stessa logica di crescita”, ha detto. Secondo l’Osservatorio, la Costituzione tutela la libertà d’insegnamento e i colleghi possono rifiutarsi di partecipare a attività connesse al settore militare. La presenza delle Forze armate nelle scuole, attraverso corsi tenuti da personale NATO o US Navy, e iniziative educative promosse da aziende come Leonardo, ha suscitato preoccupazioni.

La militarizzazione dell’istruzione non riguarda solo la didattica, ma anche il mercato del lavoro. Lorenzo Giustolisi di Usb ha sottolineato che “il mondo del lavoro non si arruolerà per questa guerra”. I lavoratori della conoscenza, soprattutto in ambiti scientifici e tecnologici, hanno capito che non possono essere strumenti di riproduzione di una società che porta alla guerra. “Abbiamo denunciato con tende, rappresentanze e iniziative la complicità nelle iniziative belliche e il ricatto a cui siamo e saremo sottoposti”, ha spiegato Francesca Lini di Cambiare Rotta. I governi che tagliano fondi all’istruzione e alla ricerca, rendendo scuole e università schiave dei fondi e degli investimenti privati, sono responsabili di questa dinamica.

La trasformazione materiale e il mercato del lavoro

La petizione chiede l’istituzione di un organismo indipendente per controllare accordi e partnership tra scuole, università e industria bellica. Questo organismo dovrebbe poter essere interpellato anche dagli studenti e dal personale docente, introducendo una forma di controllo dal basso. L’obiettivo è garantire che i docenti, ricercatori e studenti possano rifiutare attività connesse al settore militare senza subire conseguenze professionali.

La presenza dell’apparato militare si estende anche alle scuole, con corsi di orientamento che presentano le carriere in divisa e iniziative che promuovono la carriera militare a una generazione senza prospettive. “L’apparato militare sta entrando prepotentemente, a partire dalle linee guida, in cui eserciti e imperialismo diventano valori cardine”, ha detto Tommaso Marcon di Osa. La trasformazione materiale, come l’incremento della spesa militare e la riduzione dell’offerta didattica, è un problema che deve essere affrontato nelle scuole.

La battaglia per la libertà della conoscenza non è solo un tema teorico, ma una richiesta concreta per salvaguardare il sistema educativo e la ricerca da un’invadenza che rischia di trasformare l’istruzione in un strumento di potere. La petizione, lanciata da movimenti e organizzazioni, chiede al Parlamento di prendere una posizione chiara e definitiva per proteggere la libertà educativa e la dignità dei lavoratori della conoscenza. La militarizzazione dell’istruzione non riguarda solo la didattica, ma anche il mercato del lavoro, con rischi concreti per chi studia discipline scientifiche e tecnologiche. La richiesta di un organismo indipendente per controllare accordi e partnership è un passo fondamentale per garantire trasparenza e autonomia nel sistema educativo.