Agenti obiettori di coscienza esclusi dal lavoro: il caso arriva in Parlamento

Agenti di Polizia provinciale obiettori di coscienza esclusi dal lavoro: il caso arriva in Parlamento

Agenti di Polizia provinciale esclusi per obiezione di coscienza, caso in Parlamento
Agenti di Polizia provinciale esclusi per obiezione di coscienza, caso in Parlamento

Obiezione di coscienza e discriminazione nel lavoro

Un agente di Polizia provinciale di Belluno, che ha espresso un’obiezione di coscienza rifiutando di sopprimere animali, ha visto il suo accesso al lavoro negato e ha deciso di portare il caso in giudizio. La vicenda ha suscitato l’attenzione del Parlamento, dove la deputata Michela Vittoria Brambilla ha depositato un’interrogazione specifica. La questione riguarda non solo un singolo caso, ma un fenomeno più ampio che coinvolge sette Province del Nord Italia, tra cui Belluno, Venezia e Vicenza. La deputata ha sottolineato come i bandi per l’assunzione del personale richiedano una disponibilità incondizionata a sopprimere animali, un requisito che ha escluso alcuni candidati, tra cui Michele Favaron, risultato tra i 12 vincitori di un concorso per l’aumento della dotazione organica della Polizia provinciale.

La Provincia ha fatto valere una pregiudiziale sui requisiti dichiarati da Favaron. La questione è deflagrata solo a concorso chiuso, quando la Provincia di Belluno ha ritenuto che la soppressione di animali fosse un compito indispensabile per il ruolo. La Provincia ha dato incarico a uno studio legale di Milano per resistere in giudizio, sostenendo che non si è trattato di discriminazione, ma di mancato rispetto dei requisiti del concorso.

Le mansioni e i criteri di assunzione

Secondo i fatti verificati, i poliziotti provinciali sono chiamati a sopprimere animali in due contesti specifici: nel controllo e eradicazione di specie invasive, come il cinghiale, e in episodi di incidenti stradali con fauna selvatica non recuperabile. Queste attività sono regolamentate da protocolli approvati da Ispra, il braccio operativo del ministero dell’ambiente. Tuttavia, i bandi per l’assunzione del personale richiedono una disponibilità incondizionata a sopprimere animali, un requisito che ha escluso alcuni candidati. La deputata Brambilla ha rilevato che il caso di Favaron non è isolato, ma fa parte di un fenomeno più ampio che coinvolge sette Province del Nord Italia.

La soppressione di animali rientra nei compiti di un agente di Polizia provinciale. La legge 157 del 1992 stabilisce i principi fondamentali per la protezione della fauna selvatica e la regolamentazione dell’attività venatoria. I poliziotti provinciali sono i titolari di abbattimenti stabiliti da questa legge. La Provincia, però, ha contestato l’appartenenza di Favaron al corpo di Polizia, sostenendo che la soppressione di animali è un compito legale. La discussione si spinge al dibattito tra diritti individuali e responsabilità pubbliche, con implicazioni per la gestione della fauna selvatica e la protezione ambientale.

La deputata Brambilla ha sottolineato come la questione non riguardi solo un singolo caso, ma un’intera categoria di lavoratori che si trovano a dover scegliere tra i loro principi etici e le mansioni richieste. L’art. 15 dello Statuto dei lavoratori vieta le discriminazioni, ma la Provincia ha contestato l’appartenenza di Favaron al corpo di Polizia, sostenendo che la soppressione di animali è un compito legale. La discussione si spinge al dibattito tra diritti individuali e responsabilità pubbliche, con implicazioni per la gestione della fauna selvatica e la protezione ambientale. La Provincia ha dato incarico a uno studio legale di Milano per resistere in giudizio, sostenendo che non si è trattato di discriminazione, ma di mancato rispetto dei requisiti del concorso.