Contratto per la moschea a Mestre: rate, clausole e tensioni con l’europarlamentare

Contratto per la moschea a Mestre: rate, clausole e tensioni con l’europarlamentare

Associazione bengalese e venditore discutono contratto per costruzione moschea a Mestre, con clausole e rate da pagare
Associazione bengalese e venditore discutono contratto per costruzione moschea a Mestre, con clausole e rate da pagare

Il 30 luglio scorso, l’associazione di promozione sociale presieduta da Prince Howlader, 33 anni, ha firmato un contratto con l’erede dei proprietari dell’ex segheria Rosso, a Monfalcone, per l’acquisto di un terreno di quasi ottomila metri quadri in via Giustizia, a Mestre. L’obiettivo è costruire una moschea, ma il contratto prevede clausole stringenti e rate da onorare fino al 31 dicembre 2028. L’atto notarile, reso pubblico dall’associazione bengalese “Giovani per l’umanità”, ha acceso dibattiti e tensioni, soprattutto con l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, che ha denunciato l’uso politico dell’islam e la mancanza di trasparenza.

Le rate e le condizioni del contratto

Il contratto, firmato nello studio del notaio Furio Gelletti di Monfalcone, prevede un pagamento di un milione e 500mila euro, di cui 150mila già versati nel marzo 2025. Il 30 luglio scorso, l’associazione ha inoltre staccato un assegno da 40mila euro, riducendo a un milione 310mila euro la somma restante. Le rate dovranno essere onorate entro il 31 dicembre 2028, con la prossima prevista per il 10 settembre da 60mila euro. Una rata di 125mila euro è invece dovuta entro il 31 dicembre 2026, dopo la quale le successive saranno tutte di 150mila euro ciascuna, senza interessi.

Il contratto è una “compravendita condizionata”, con clausole che possono risolverlo retroattivamente. Se il mancato pagamento di una o più rate supererà l’ottava parte del corrispettivo di vendita (187.500 euro), il contratto si intenderà automaticamente risolto, e l’erede dell’ex segheria tornerà in possesso del terreno, trattenendo quanto già percepito a titolo di penale o indennizzo.

Le clausole di risoluzione del contratto

Inoltre, l’associazione è obbligata a non modificare lo stato dei luoghi né a intraprendere opere edilizie, salvo la demolizione del fabbricato esistente. Questo significa che, fino al 31 dicembre 2028, non sarà possibile iniziare i lavori per la moschea. Un altro aspetto cruciale è la possibilità di cambio di destinazione d’uso del terreno. Se il Comune concederà tale variazione, il venditore potrà rientrare in possesso del terreno e trattenere 600mila euro, che scenderanno a 350mila se non ci saranno varianti. Queste clausole, dettagliate nell’articolo 5 del contratto di 12 pagine, hanno reso la vicenda un caso nazionale, con l’associazione che ha dato prova di trasparenza dopo le polemiche degli ultimi dieci giorni.

La situazione si è intensificata con le dichiarazioni dell’europarlamentare Anna Maria Cisint, che ha accusato l’associazione di usare l’islam come strumento politico per insinuarsi nelle istituzioni e aggirare le regole. Le accuse di Cisint riguardano l’uso politico della religione e la mancanza di trasparenza. Cisint ha anche denunciato la violazione del proprio statuto e minacciato di rispondere con una denuncia per istigazione all’odio razziale e islamofobia. Prince Howlader, invece, ha risposto affermando che non farà neanche mezzo passo indietro, e ha sottolineato che l’associazione è obbligata a pubblicare i bilanci, come tutti gli altri enti.

La vicenda, che ha coinvolto Monfalcone, un’area con una forte presenza di migranti bengalesi, ha acceso dibattiti su legalità, diritti e integrazione. Il contratto, con le sue clausole e le rate da onorare, rappresenta un caso emblematico di come le questioni religiose possano intersecarsi con le normative e le relazioni sociali, spesso in modo complesso e controverso.