La città dei vivi e il destino di un 23enne: Venezia racconta cronaca nera e migranti
Al Festival di Venezia, film italiani e internazionali affrontano temi di violenza, abusi e migrazione.

La terza giornata della Mostra internazionale del cinema di Venezia ha visto protagonisti temi di cronaca nera, migrazione e psicologia, con film che raccontano storie di violenza, abusi e sofferenza. Tra i titoli più attesi, La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, tratto dall’omonimo romanzo di Nicola Lagioia, ha debuttato in Orizzonti. Il film ripercorre l’omicidio di Luca Varani, uno dei casi più sconvolgenti degli ultimi anni. Al fianco del regista, attori come Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi e Valerio Mastandrea hanno reso vita a una storia che ha scosso l’opinione pubblica. In parallelo, un altro film ha seguito la vita di un 23enne in fuga, in cerca di salvezza lungo la rotta balcanica, diventato vittima di un delitto atroce.
La città dei vivi: un racconto di formazione interrotto
Gabbriellini ha spiegato che il film nasce da un’idea di “fuoco stretto, intimo”, per dare respiro alla storia di Luca Varani. “Di fronte alla complessità e la profondità dell’affresco che fa Nicola nel libro, immediatamente avevo pensato che il modo migliore per me fosse cercare un fuoco stretto, intimo”, ha detto il regista. La trasposizione cinematografica si è arricchita di una nota polemica per la decisione dei fratelli d’Innocenzo di rinunciare alla firma come sceneggiatori. “Non hanno condiviso il mio sguardo sul loro bellissimo copione”, ha commentato Gabbriellini, mentre i fratelli d’Innocenzo hanno ribattuto in una nota che le modifiche sono state fatte senza il loro consenso.
La violenza e la psicologia: tra Vietnam e adolescenza
Al Festival è anche arrivato Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto, basato sulla storia vera del veterano afroamericano Allen Nelson. Il film, in concorso, racconta la vita di un uomo cresciuto nella povertà, che si arruola nei Marines a diciott’anni e viene mandato in Vietnam. La guerra lo ha segnato profondamente, e la violenza continua a tormentarlo anche quando torna a casa. Tsukamoto, che ha lavorato al progetto per sette anni, ha definito il libro di Nelson “come l’opera di non-fiction più terrificante che avessi mai incontrato”.
Un altro titolo in concorso, A Place To Heal di Cedric Kahn, si concentra sulla neuropsichiatria adolescenziale. Il regista ha spiegato che ha scelto di ambientare la storia in un reparto per adolescenti, perché “sentiva il bisogno di una forza vitale contrapposta a una forza molto più intensa negli adolescenti”. Il film affronta le pulsioni di morte e le tragedie legate alle patologie psichiatriche, con una forte intensità emotiva.
La Mostra ha anche visto la presenza di Paul Schrader con The Basics of Philosophy, un film che esplora dilemmi morali e il senso di colpa. Il protagonista, John Jorissen, un professore di filosofia, si confronta con un episodio di abuso sessuale su un minore commesso molti anni prima. “Sapendo che Freud dice che a 5-6 anni vieni programmato una volta per sempre, una programmazione che ti porti appresso tutta la tua vita”, ha affermato il regista, sottolineando l’importanza del tema.
Infine, Balcanica di Nicola Sorcinelli ha seguito il percorso di un direttore d’orchestra afghano, Nazar, e suo figlio Jalil, in fuga dal Paese. La musica, bandita dai talebani, diventa un simbolo di libertà e speranza. Il film ha visto l’incontro con una dottoressa italiana, che diventa un punto di riferimento per i due protagonisti. L’attrice e produttrice associata del film ha sottolineato l’importanza del cinema come strumento di accoglienza e libertà.
