L’Italia ha un record di occupati, ma il lavoro resta povero
L’Italia registra un record di occupati, ma i salari non crescono e la produttività rimane bassa.

L’Italia ha registrato un record di occupati, ma il lavoro non ha generato crescita retributiva né produttiva. Secondo i dati dell’Ocse, il tasso di occupazione italiano è al 63,2 per cento, ma il divario con la media Ocse, che si attesta al 72,1 per cento, è di 9,3 punti percentuali. Nonostante l’aumento del numero di occupati, i salari reali sono ancora del 6,1 per cento inferiori ai livelli del 2021, il più alto divario tra le maggiori economie dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. La crescita dell’occupazione, sebbene in aumento, non ha portato a un miglioramento strutturale del sistema produttivo, ma si basa su un aumento delle ore di lavoro senza un miglioramento della produttività.
La scarsa crescita della produttività
Secondo l’Istat, nel 2024 le ore lavorate sono aumentate del 2,3 per cento, ma il valore aggiunto è cresciuto solo dello 0,4 per cento: la produttività è quindi diminuita dell’1,9 per cento. Nel 2023, la produttività era già scesa del 2,7 per cento. Questo significa che si lavora di più, ma con risultati peggiori e per stipendi che permettono un tenore di vita sempre più basso. La scarsa crescita della produttività è una delle ragioni principali del modello economico italiano, che si basa su settori ad alta intensità di lavoro e bassa produttività, come la ristorazione, il turismo e i servizi rivolti ai consumatori.
La crescita dell’occupazione non ha portato a un miglioramento strutturale del sistema produttivo. L’Italia, pur avendo raggiunto un record di occupati, non ha migliorato le condizioni che producono salari bassi e lavoro povero. L’obiettivo annunciato nel 2022 di incidere sulle condizioni che generano salari bassi non è stato raggiunto. L’occupazione è stata trainata soprattutto dalle fasce più anziane, mentre le donne e i giovani tra i 15 e i 29 anni continuano a registrare un tasso di partecipazione al mercato del lavoro inferiore alla media europea.
Un mercato del lavoro in equilibrio precario
Il governo Meloni ha sostenuto che l’aumento dell’occupazione è frutto delle politiche economiche messe in campo negli ultimi quattro anni, ma i dati mostrano un quadro diverso. L’Ocse ha rilevato che il tasso di occupazione sta salendo sempre più lentamente, e lo stesso vale per le retribuzioni. L’Italia, pur avendo raggiunto un record di occupati, non ha migliorato le condizioni che producono salari bassi e lavoro povero.
Il lavoro non genera crescita retributiva né produttiva. L’Italia rimane un Paese in equilibrio precario, dove il lavoro non genera crescita retributiva né produttiva. Il Piano Mattei, lanciato come un progetto di rilancio dell’economia italiana, ha visto pochi progetti conclusi e molte risorse ancora sulla carta. L’economista Emiliano Brancaccio ha spiegato che i dati sono molto meno positivi di quanto sembra a un’occhiata superficiale e che sono anche in peggioramento.
La crescita dell’occupazione, sebbene in aumento, non ha portato a una crescita equivalente delle retribuzioni. Il governo può vantare più occupati e un alleggerimento fiscale sulle buste paga, ma non può rivendicare di aver raggiunto l’obiettivo più ambizioso annunciato nel 2022: incidere sulle condizioni che producono salari bassi e lavoro povero. L’Italia, pur avendo un record di occupati, rimane un Paese in equilibrio precario, dove il lavoro non genera crescita retributiva né produttiva.
