Gela, agricoltura in ginocchio per 5 anni: le dighe non funzionano e l’acqua si perde

Agricoltori di Gela denunciano mancanza d’acqua da 5 anni: le dighe non funzionano e l’acqua si perde.

Campi aridi e agricoltori di Gela senza acqua da anni, con dighe inutilizzabili e tubature in disuso
Campi aridi e agricoltori di Gela senza acqua da anni, con dighe inutilizzabili e tubature in disuso

Gela, 3 settembre 2026 – Da cinque anni, i campi della Piana di Gela non ricevono acqua, e l’agricoltura si trova in ginocchio. I contadini raccontano di non poter piantare carciofi, grano o pomodori, e di dover rinunciare a interi ettari di terreno. La causa? Le tre dighe che dovrebbero garantire l’irrigazione non funzionano, e l’acqua si disperde giorno dopo giorno. “Le risorse ci sarebbero, ma si disperdono”, dice un imprenditore agricolo. La situazione, però, non sembra migliorare, e le promesse di interventi regionali restano solo parole.

Le dighe non funzionano e l’acqua si perde

Le tre dighe principali del comprensorio – Cimia, Disueri e Comunelli – sono in condizioni critiche. Il bacino Cimia, che dovrebbe contenere 10 milioni di metri cubi d’acqua, è riempito solo al 24,9%. Il bacino Disueri, “in collaudo”, ha una capacità teorica di 23,6 milioni di metri cubi, ma contiene solo l’1,3%. La diga Comunelli, invece, è “fuori esercizio temporaneo” a causa dei fanghi. “Due dighe non hanno autorizzazione di invaso, e l’altra è un colabrodo”, spiega Enzo Giudice, agricoltore che possiede 20 ettari di terreno. L’acqua, invece di essere distribuita, finisce a mare, causando un enorme spreco.

Le tubature che portano l’acqua dalle dighe alle vasche di Badia e Settefarini, gestite dal Consorzio di Bonifica 5 Gela, sono in cattive condizioni. “La condotta si è rotta di nuovo, e l’acqua sarà disponibile solo per pochi giorni”, racconta Angelo Mancuso, che insieme al fratello possiede alcuni terreni. L’assessore all’energia aveva annunciato interventi, ma non si riscontra alcun affidamento o studio. Le istituzioni fanno orecchie da mercante, commenta Mancuso. Gli agricoltori, abbandonati a se stessi, non riescono a coltivare e si vedono costretti a rinunciare a interi ettari di terreno.

La Regione annuncia interventi, ma i contadini non vedono risultati

La Regione Siciliana ha annunciato un programma di investimenti per migliorare la funzionalità delle dighe e aumentare la capacità di accumulo. “L’obiettivo è garantire agli agricoltori una disponibilità d’acqua più adeguata e programmabile”, spiega un comunicato. Tuttavia, i contadini non vedono alcun miglioramento. Siamo abbandonati a noi stessi, dice Giudice. Anche se i politici vengono a Gela, le promesse restano solo chiacchiere. “Non si risolve nulla”, aggiunge Mancuso. La situazione, purtroppo, non sembra migliorare, e i contadini continuano a lottare per sopravvivere.

La Piana di Gela, un tempo conosciuta come la “madre del cotone in Italia”, oggi si trova in una situazione di crisi senza precedenti. La mancanza d’acqua ha reso impossibile la coltivazione, e i contadini si sentono abbandonati da chi dovrebbe aiutarli. Gli agricoltori non riescono a pagare le tasse per le terre abbandonate. “Hanno il coraggio di chiederci le quote fisse senza dare nulla in cambio”, dice Salvatore Romano, un agricoltore che possiede una decina di ettari. La situazione è drammatica, e i contadini non riescono a coltivare, costretti a rinunciare a interi ettari di terreno.