Droni su Lipsia, sospettato con visto italiano a Minsk: indagato per attacco in Germania
Sospettato con visto turistico italiano a Minsk coinvolto in attacco con droni a Lipsia, indagato per attività di organismo russo.

Il 2 settembre 2026, i media tedeschi hanno reso noto che uno dei sospettati del tentato attacco con droni e esplosivo all’aeroporto di Lipsia/Halle è entrato nello spazio Schengen grazie a un visto turistico rilasciato dalle autorità italiane a Minsk alla fine di aprile. L’uomo, cittadino bielorusso in possesso anche di un passaporto russo, è stato identificato dagli investigatori grazie al DNA rinvenuto sul luogo dell’attentato. L’ambasciata russa a Berlino ha definito le accuse una “provocazione messa insieme frettolosamente”, accusando la Germania di una nuova ondata di “isteria antirussa”. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha espresso l’intenzione di verificare il motivo per cui il visto è stato concesso, sottolineando che i documenti devono rispettare determinati requisiti.
Un sospettato con tracciabilità internazionale
Secondo le ricostruzioni di Ndr, Wdr e Sueddeutsche Zeitung, l’uomo è emerso in passato in relazione a reati nei Paesi baltici e ha lasciato il Paese due giorni prima del fallito attacco, in aereo. Le autorità tedesche hanno ricostruito i suoi spostamenti e hanno confermato che il visto è stato rilasciato da un’ambasciata italiana a Minsk. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha dichiarato che gli elementi raccolti indicano “persone coinvolte che hanno agito su incarico di organismi statali russi”, riconoscendo un “noto schema delle operazioni ibride russe in Europa”. L’uomo, in possesso di un passaporto lettone e russo, è stato identificato grazie a tracce di DNA rinvenute su un drone, all’interno di una lattina con esplosivo e su un’antenna fissata a un albero.
Indagini in corso e tracce in banche dati europee
Le tracce biologiche hanno prodotto riscontri in banche dati europee, tra cui in Lituania e Finlandia, e sono state integrate con informazioni dei servizi di intelligence. Gli investigatori ritengono inoltre che nell’operazione possano essere stati utilizzati più droni di quanto inizialmente noto. Finora sono stati rinvenuti tre velivoli, integri o in parte. L’indagine, condotta dall’Ufficio della polizia criminale (Bka), ha portato all’identificazione di due sospettati, uno dei quali è stato indicato come responsabile della logistica e istruttore dell’operazione. L’altro, invece, è entrato in Germania alla fine di luglio attraverso l’aeroporto di Berlino-Brandeburgo e ha raggiunto la Sassonia con un’auto a noleggio.
Le autorità tedesche non hanno ancora arrestato i presunti esecutori, anche se si teme che i responsabili di precedenti casi di sabotaggio attribuiti al Cremlino si trovino in Russia. Mosca ha respinto ogni responsabilità per il fallito attacco, definendo le accuse una “provocazione messa insieme frettolosamente”. La situazione rimane in fase di indagine, con l’obiettivo di chiarire i legami tra i sospettati e le istituzioni russe. Il ministro Tajani ha espresso l’intenzione di verificare il motivo per cui il visto è stato concesso, sottolineando l’importanza di rispettare i requisiti per l’accesso al territorio Schengen.
