Familiari delle vittime di femminicidi in piazza a Roma per chiedere giustizia e cambiamenti
Familiari delle vittime di femminicidi si riuniscono a Roma per chiedere giustizia e riforme legislative
Oggi a Roma, in piazza Santi Apostoli, familiari di vittime di femminicidi si sono dati appuntamento per manifestare la loro rabbia e chiedere giustizia. Tra loro ci sono genitori, fratelli e parenti di donne e uomini uccisi per motivi di genere, nonché di persone scomparse o vittime di violenze non risolte. L’evento, intitolato “Lacrime Furenti”, è stato organizzato da associazioni come You are not alone Odv e Pamela Mastropietro Odv, con il sostegno di altre realtà associative e del settimanale Giallo. I familiari hanno portato foto dei loro cari per dare voce a chi non è più con loro, in un sit-in che si propone come richiesta di cambiamento e maggiore tutela per le vittime e le loro famiglie.
Storie diverse, dolore condiviso
Le storie raccontate dai familiari sono diverse, ma legate da un’unica certezza: il dolore per la perdita di un caro e la sete di verità e giustizia. Tra i partecipanti c’è la mamma di Pamela Mastropietro, la 18enne romana violentata e uccisa a Macerata il 30 gennaio 2018, e il papà di Yana Malaiko, assassinata il 20 gennaio 2023. Altre famiglie hanno portato con sé il ricordo di Alessandro Venturelli, scomparso da oltre 5 anni, e di Emanuela, la cittadina vaticana scomparsa nel nulla il 22 giugno 1983. La manifestazione è un atto di protesta e di speranza, con l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni e società civile.
Chiedere prevenzione e riforme
Le famiglie presenti hanno espresso la necessità di una maggiore attenzione alle vittime e ai loro familiari, nonché di una collaborazione più stretta tra le istituzioni e le associazioni che si occupano di violenza di genere. Alessandra Verni, mamma di Pamela, ha sottolineato: “C’è bisogno di tante cose, di tutela per le vittime e per i familiari, maggiore attenzione per le vittime.” Oleksandr Malaiko, papà di Yana, ha espresso la speranza che la manifestazione possa portare a un cambiamento nazionale. La richiesta è chiara: prevenzione concreta, riforme incisive e maggiore solidarietà.
Alcuni familiari hanno anche espresso la loro convinzione che le vittime non si archivino, ma siano sempre oggetto di ricerca e di giustizia. Elisabetta Casini, mamma di Lorenzo, ha detto: “Un figlio non si archivia, siamo qui per dire questo.” Maria Vicenzino, madre di Massimo Alessio Melluso, non si arrende alla ricostruzione del suicidio del figlio e continua a chiedere “giustizia e verità”. La manifestazione si conclude con la consegna di un documento alle istituzioni, che contiene proposte di integrazioni legislative e misure concrete, tra cui pene proporzionate alla gravità del reato e maggiore certezza della pena.
La manifestazione “Lacrime Furenti” rappresenta un momento di unità tra familiari di vittime di violenza, che chiedono non solo giustizia, ma anche un cambiamento radicale nel modo in cui la società affronta e prevene la violenza di genere. La loro voce, portata in piazza, è un segnale di determinazione e di speranza per un futuro in cui nessuno si senta mai solo.
