Cassazione: da carabinieri falso per coprire responsabilità nel caso Cucchi
Cassazione: falso per coprire responsabilità nel caso Cucchi, sentenza di 90 pagine
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La Cassazione ha reso pubbliche le motivazioni di una sentenza di 90 pagine che conferma l’ipotesi di un falso da parte di carabinieri per coprire eventuali responsabilità nella morte di Stefano Cucchi. L’inchiesta, che ha visto la partecipazione di diversi magistrati e funzionari, ha evidenziato una volontà di occultare le condizioni fisiche del giovane durante l’arresto, al fine di evitare che potessero essere ricondotte a responsabilità degli agenti. La sentenza, emessa dalla quinta sezione penale, ha rigettato i ricorsi dei carabinieri e ha assolto il colonello Lorenzo Sabatino, ma ha anche indicato la mancanza di prove concrete per accusare altri imputati.
La volontà di occultare le condizioni di Cucchi
Secondo le motivazioni della sentenza, i giudici hanno rilevato che la ricostruzione delle annotazioni di servizio, realizzate con caratteristiche redazionali sostanzialmente identiche, è stata interpretata come un tentativo di nascondere modifiche apportate alle prime annotazioni, considerate compromettenti. La Cassazione ha ritenuto che questa circostanza fosse indicativa di un intento di occultare le responsabilità degli agenti del Gruppo Roma, al cui vertice si trovava il generale Alessandro Casarsa. La sentenza ha sottolineato che la condotta di falso era finalizzata a coprire eventuali responsabilità nella morte di Stefano Cucchi.
La Cassazione ha riconosciuto una volontà di occultare le responsabilità degli agenti.
La posizione di Sabatino e la mancanza di prove
Per quanto riguarda il colonello Lorenzo Sabatino, la Cassazione ha espresso un parere negativo sulla sua posizione. I giudici hanno sottolineato che non esiste alcun elemento fattuale che possa far ritenere che Sabatino abbia agito con il dolo richiesto. L’ipotesi di una consapevolezza da parte di Sabatino della partecipazione del collega Francesco Cavallo al confezionamento delle false annotazioni è rimessa al dato di una possibile interlocuzione tra i due, ma tale ipotesi è considerata puramente congetturale. La sentenza ha quindi rigettato i ricorsi presentati dai carabinieri, che avevano chiesto l’intervenuta prescrizione o condanna per alcuni imputati.
La Cassazione ha, inoltre, rigettato i ricorsi relativi a generale Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo. I giudici hanno ritenuto che non esistano prove sufficienti per condannare i prescritti, e hanno confermato l’assoluzione del colonello Sabatino. La sentenza ha anche sottolineato che le annotazioni false erano state realizzate con un intento di occultare le responsabilità degli agenti del Gruppo Roma. La Cassazione ha quindi confermato l’ipotesi di un falso da parte di carabinieri per coprire eventuali responsabilità nella morte di Stefano Cucchi.
La sentenza ha inoltre sottolineato che la stessa circostanza che le annotazioni di servizio fossero state realizzate con caratteristiche redazionali sostanzialmente identiche, tali da non rendere identificabili le relative differenze, è stato ritenuto indicativo, con valutazione tutt’altro che illogica, dell’obiettivo di occultare le modifiche apportate e, in particolare, i passaggi della prima annotazione ritenuti compromettenti. La Cassazione ha quindi confermato che la condotta di falso era finalizzata a coprire eventuali responsabilità nella morte di Stefano Cucchi.
La Cassazione ha inoltre sottolineato che la mancanza di elementi fattuali che possano far ritenere che Sabatino abbia agito con il dolo richiesto ha portato a un rigetto dei ricorsi presentati dai carabinieri. La sentenza ha confermato l’assoluzione del colonello Sabatino e ha rigettato i ricorsi relativi a Casarsa, Soligo e Cavallo, sottolineando che non esistono prove sufficienti per condannare i prescritti.
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