Un 16enne chiama il 112 per chiedere aiuto, poi uccide la madre a Roma
Un ragazzo di 16 anni chiama il 112 per chiedere aiuto, poi uccide la madre a Roma. La tragedia nasce da un episodio di tensione familiare.

Intorno alle 21:00 di sabato sera, un ragazzo di 16 anni ha chiamato il 112 in stato di forte agitazione, raccontando che la madre lo stesse costringendo a bere birra. L’episodio, che ha scatenato una serie di controlli sanitari, ha portato a una tragedia: la madre, trovata in fin di vita dopo essere stata picchiata a mani nude, è morta poco dopo al Policlinico di Tor Vergata. L’omicidio, avvenuto a Roma, ha suscitato un forte dibattito su dinamiche familiari e salute mentale.
Una madre vedova e un figlio taciturno
La donna, Gloria A., 50 anni, era rimasta vedova nel 2012 e viveva da sola con il figlio, che aveva perso la capacità di comunicare in modo frequente. Lavorava come badante e dog sitter, e la vicina di casa ha raccontato che «non lo vedevamo quasi mai, invece con la mamma parlavamo spesso». La donna era considerata una brava persona, ma la sua vita era segnata da un isolamento che si era fatto sempre più profondo. Il figlio, però, aveva iniziato a diventare un giovane taciturno, con un comportamento sempre più distaccato.
La chiamata al 112 e i controlli sanitari
Il 16enne, in preda all’agitazione, ha chiamato il 112 per raccontare che la madre lo stesse costringendo a bere birra. I soccorritori dell’Ares 118 sono intervenuti nell’abitazione in via del Grano, nel quartiere Alessandrino, a Roma. Il medico ha parlato con la madre, che ha rassicurato i sanitari dicendo che si trattava di un’invenzione del figlio. La donna ha quindi acconsentito a far trasferire il ragazzo all’ospedale pediatrico Bambino Gesù per accertamenti. Il ragazzo, però, non è stato sottoposto a una valutazione completa, e la madre ha firmato la dimissione dopo poche ore.
La tragedia è arrivata poco dopo.
Menomato di 12 ore, il ragazzo ha richiamato il 112 dicendo di aver picchiato la madre. «Sembra morta», ha affermato. I soccorritori sono arrivati in casa e hanno trovato la donna riversa sul pavimento, priva di sensi. L’ambulanza l’ha trasportata in codice rosso al Policlinico di Tor Vergata, dove è morta poco dopo. Il referto medico ha indicato «politraumi» e lesioni provocate da botte date a mani nude. Gli investigatori della Squadra mobile, coordinati da Roberto Pititto, indagano per fare luce su una tragedia che potrebbe nascondere un profondo disagio e una mancata assistenza.
Un caso che solleva domande
La Procura per i Minorenni ha disposto l’acquisizione delle registrazioni del 112, delle schede di soccorso e della cartella clinica per chiarire se l’aggressione sia stata una ritorsione legata al ricovero della sera prima. I poliziotti hanno fermato il minorenne, che è stato accompagnato al Policlinico Umberto I per essere sottoposto a una serie di accertamenti nel reparto di Psichiatria. Al termine, è stato trasferito al Centro di accoglienza minorile di via Virginia Agnelli, al Portuense, a disposizione dei magistrati. È accusato di omicidio volontario e nei prossimi giorni dovrebbe comparire davanti al gip per la convalida.
La vicenda ha suscitato un dibattito su come si possa gestire il disagio familiare e la salute mentale, soprattutto in contesti di isolamento e mancanza di supporto. La madre, che aveva postato foto del figlio da bambino sui social, ha raccontato che «un bambolotto» era stato il suo figlio, ma non si è mai rivolta alle forze dell’ordine o ai servizi sociali per segnalare un problema. La tragedia, purtroppo, ha messo in luce una situazione che non era mai stata percepita da chi viveva accanto a loro.
