Israele espande influenza nel Mediterraneo: UE e Italia non vedono o fanno finta di non vedere

Israele espande influenza nel Mediterraneo, Ue e Italia non vedono o fanno finta di non vedere

Israele espande influenza nel Mediterraneo, Ue e Italia non vedono o fanno finta di non vedere
Israele espande influenza nel Mediterraneo, Ue e Italia non vedono o fanno finta di non vedere

Israele sta rafforzando la sua presenza nel Mediterraneo attraverso una strategia che include l’espansione energetica, militare e immobiliare, un fenomeno che l’Unione Europea e l’Italia sembrano ignorare o minimizzare. La situazione si sviluppa in un contesto di tensioni geopolitiche, con la Turchia che risponde alla Libia e Israele che mira a stabilire un corridoio di influenza che va dal Levante alle coste pugliesi e siciliane. L’interesse per il gas, le esercitazioni navali e i progetti immobiliari rappresentano solo una parte di un piano più ampio, che mira a consolidare un controllo strategico su rotte commerciali e energetiche.

Un corridoio di influenza energetica e immobiliare

Israele sta costruendo un asse operativo con la Grecia e la Cipro, che va oltre la semplice cooperazione energetica. Vertici trilaterali, esercitazioni congiunte e condivisione di intelligence proteggono le piattaforme di gas e assicurano rotte alternative verso l’Europa. Il gas israeliano alimenta già gli impianti di liquefazione egiziani, mentre progetti come l’EastMed e il corridoio Imec delineano una geografia costruita deliberatamente per escludere la Turchia. Quasi l’intero commercio estero e i cavi sottomarini vitali di Tel Aviv transitano da queste acque, confermando una proiezione strutturale e non solo difensiva.

Investimenti immobiliari in Italia e in Salento

Nello stesso periodo, Israele sta investendo in immobili di pregio in Italia, con un esempio significativo a Ostuni, sulla costa di Mogale. Il fondo israeliano Omnam Investment Group, in partnership con la catena Four Seasons (di cui Bill Gates detiene una quota di maggioranza), sta realizzando un mega-resort da circa 100 milioni di euro, con 49 edifici, 150 camere, spa e beach club su nove ettari di territorio ad alto pregio paesaggistico. L’iniziativa ha ottenuto facilitazioni tramite la Zes Unica, un’entità che semplifica i processi di approvazione.

La presenza israeliana in Italia non è limitata ai resort: si estende a progetti agro-turistici come la “colonia israeliana” proposta da Coral 37, fondata a Lecce dall’imprenditrice israeliana Orit Lev Marom. Questi progetti non solo rappresentano un’espansione economica, ma anche una forma di influenza culturale e sociale. In Sicilia e in altre aree del Mezzogiorno si registrano investimenti israeliani in rinnovabili e immobili di pregio, ulteriore prova di una penetrazione economica concreta sul territorio italiano. Sul piano ideologico, l’idea di un “Grande Israele” continua a circolare in ambienti della destra israeliana (estrema), e viene utilizzata come chiave interpretativa per comprendere le azioni strategiche del Paese.

Il quadro per Israele è chiaro: l’Europa e l’Italia continuano a non vedere, o meglio, fanno finta di non vedere ciò che succede e può succedere nel loro spazio. La mancanza di una risposta concreta da parte dell’Unione Europea e dell’Italia potrebbe portare a una crescente marginalizzazione del Mediterraneo europeo, con Israele che si afferma come un attore chiave nella regione.