Il caldo e la violenza di genere: un legame inaspettato svelato da uno studio italiano

Uno studio italiano ha analizzato l’impatto delle alte temperature sulla violenza di genere e sui femminicidi, evidenziando un aumento dei casi in determinate condizioni climatiche.

Donne in difficoltà durante un'ondata di calore, con segnali di emergenza e servizi di supporto visibili
Donne in difficoltà durante un’ondata di calore, con segnali di emergenza e servizi di supporto visibili

Uno studio italiano ha messo in luce un possibile legame tra le alte temperature e l’aumento della violenza di genere, con un incremento significativo dei femminicidi in determinate condizioni climatiche. La ricerca, condotta da economisti dell’Università del Piemonte Orientale, dell’Università di Salerno e dell’Università Politecnica delle Marche, ha analizzato i dati di 109 province italiane, incrociando le informazioni sulle chiamate d’emergenza al numero antiviolenza 1522 con le rilevazioni meteorologiche. L’indagine, intitolata “Burning Anger: How Heat Shapes Gender-Based Violence”, ha rivelato che, in settimane con temperature medie superiori ai 30°C, si osserva un aumento dei casi di violenza estrema, tra cui femminicidi.

Le temperature come fattore di rischio

Secondo i ricercatori, le alte temperature non generano la violenza da sole, ma agiscono come un elemento di stress psicofisico che può esacerbare contesti di conflittualità e vulnerabilità preesistenti. «Le temperature elevate non creano la violenza dal nulla, ma possono amplificare rischi già esistenti», ha spiegato Carmen Aina, una delle ricercatrici. L’analisi ha evidenziato un incremento del 19-21% delle richieste d’aiuto al 1522 quando le temperature superano i 28°C, con un aumento significativo dei casi di violenza estrema al di sopra dei 30°C.

La ricerca ha anche sottolineato che, in determinate condizioni climatiche, la violenza di genere tende a crescere, anche se si tratta di eventi statisticamente rari. «I dati confermano un trend d’impatto, ma richiedono una lettura cauta», ha precisato Aina. L’incremento delle temperature, in particolare nell’area mediterranea, potrebbe diventare una criticità sociale permanente se non vengono adottate politiche integrate per la prevenzione.

Le politiche trasversali sono fondamentali per affrontare questa emergenza.

Un appello per una maggiore attenzione

La ricerca rappresenta un primo passo per comprendere come le condizioni climatiche possano influenzare la violenza di genere. «I dati mostrano che il caldo può entrare nel disegno delle politiche di supporto», ha sottolineato Aina. In Italia, secondo i dati Istat 2025, circa 6,4 milioni di donne tra i 16 e i 75 anni hanno subito almeno un episodio di violenza fisica o sessuale nella vita. L’incremento dei casi di violenza estrema in periodi di caldo estremo potrebbe richiedere un maggiore impegno da parte delle istituzioni e dei servizi sociali.

La ricerca ha anche suggerito di integrare la variabile climatica all’interno delle strategie di tutela e supporto per le donne. «Dovremmo pensare a politiche trasversali, mettendo in comunicazione prevenzione climatica, sanità e servizi», ha aggiunto Aina. Inoltre, si suggerisce di includere nel messaggio di informazione sul caldo anche un invito a contattare il 1522, rendendo più visibili i servizi disponibili sul territorio. Con il progressivo riscaldamento globale nell’area mediterranea, l’esposizione prolungata all’afa si prospetta come una criticità sociale permanente. Per questo si suggerisce di integrare la variabile climatica all’interno delle strategie di tutela e prevenzione per le donne.