Alessandro Di Battista, l’esperienza radicale del M5s che ha abbandonato la politica
Alessandro Di Battista, ex deputato del M5s, ha abbandonato la politica dopo una carriera radicale e contraddittoria.

Alessandro Di Battista, ex deputato del Movimento 5 Stelle, ha vissuto una carriera politica contraddistinta da un’esperienza radicale e un’evoluzione progressiva. Dopo aver rappresentato l’anima più movimentista e radicale del M5s, ha deciso di abbandonare la politica, segnando una rottura definitiva con il partito che lo aveva visto crescere. La sua storia inizia con un’adesione al movimento che lo ha portato a diventare una figura centrale, ma si conclude con un distacco che ha suscitato interesse e dibattito nel panorama politico italiano.
Un percorso iniziato con il blog di Beppe Grillo
La sua carriera politica ha avuto inizio nel 2008, quando si candidò alle elezioni amministrative di Roma senza riuscire a essere eletto. La svolta arrivò nel 2011, quando iniziò a collaborare con il blog di Beppe Grillo, dove pubblicò reportage dedicati alle attività dell’Enel in Guatemala. Questo legame lo portò a diventare una figura chiave del M5s, con un’immagine di ribelle e attivista. Nel 2012, durante le parlamentarie, ottenne 313 voti e un seggio per le politiche dell’anno dopo, diventando una delle figure più rappresentative del movimento.
La sua carriera politica fu segnata da un’evoluzione radicale, con iniziative come il tour in scooter “Costituzione coast to coast” per sostenere il No alla riforma costituzionale. Tuttavia, nel tempo, iniziò a distanziarsi dalle scelte del M5s, criticando le alleanze con la Lega e il Pd. La rottura definitiva avvenne nel 2021, quando il partito decise di sostenere il governo di Mario Draghi. Di Battista si oppose, ma non vinse la battaglia, e decise di abbandonare il Movimento 5 Stelle, che considerava ormai lontano dal suo spirito originario.
Un’esperienza politica tra radicalismo e distacco
Dopo aver lasciato la Camera, Di Battista ha scelto di non ricandidarsi, non riconoscendosi nel nuovo corso del M5s. La sua figura è rimasta simbolo del “grillismo delle origini”, con un’identità politica che si è evoluta nel tempo. Dopo il distacco dal partito, ha continuato a essere un voce attiva, con un’attenzione particolare alle tematiche ambientali, ai No vax e ai rapporti con la Russia. Il suo libro “La Russia non è il mio nemico”, pubblicato nel 2025, ha ulteriormente consolidato la sua posizione di pensiero non convenzionale. La sua decisione di abbandonare la politica fu accompagnata da un attacco aperto a Luigi Di Maio, accusandolo di essere un “trasformista e arrivista”. Questo momento segnò l’inizio di un percorso autonomo, con un attivismo che si estese al di fuori delle istituzioni. Di Battista ha continuato a promuovere cause come il No alla riforma della Giustizia e la campagna per un referendum contro il finanziamento pubblico all’editoria, pur senza ottenere risultati significativi.
La sua storia rappresenta un esempio di come un’esperienza politica possa evolversi, anche se non sempre in modo lineare. Di Battista ha lasciato la politica, ma il suo impegno e le sue idee continuano a influenzare il dibattito pubblico, anche se in modo sempre più marginale. Il suo percorso è un caso unico, che ha segnato una parte importante della storia del M5s e del dibattito italiano.
