Il troll non è solo una strategia: come le falsità si trasformano in infrastrutture di potere

Le falsità in politica si trasformano in infrastrutture di potere, modificando il contesto e costringendo a vivere in un ambiente distorto.

Un gruppo di persone discute su un tema politico, con un'atmosfera di tensione e distorsione
Un gruppo di persone discute su un tema politico, con un’atmosfera di tensione e distorsione

Il troll non è solo una strategia di comunicazione: è un fenomeno che si trasforma in una forma di potere, modificando l’ambiente in cui si muove la politica e costringendo chiunque a vivere in un contesto distorto. Il fenomeno, spesso associato a figure come Musk, Trump o Vannacci, non si limita a provocare o a suscitare reazioni, ma crea un’infrastruttura che modifica le regole del dibattito pubblico. Questo è il tema principale del libro Muskismo, scritto da Quinn Slobodian e Ben Tarnoff, che analizza come il troll non sia solo una tecnica politica, ma un sistema che si impone e si radica, trasformando il contesto in cui si svolgono le discussioni.

Le falsità come infrastrutture di potere

Le dichiarazioni estreme, sebbene apparentemente assurde, non solo attirano attenzione, ma costruiscono un percorso su cui tutti i contenuti devono viaggiare. Questo significa che anche chi non ha alcun legame con le estreme destre, e magari vorrebbe combatterle, finisce per adattarsi a un ambiente in cui le falsità sono la norma. Il troll, in questo senso, non è solo una forma di comunicazione, ma un’infrastruttura che modifica le regole del dibattito e impone una forma di interazione. Una falsità richiede dieci secondi per essere pronunciata e ore per essere verificata, contestualizzata, smentita. Chiunque si occupi di smascherarla, in realtà, contribuisce a rafforzare l’infrastruttura del troll.

Il troll non si limita a produrre dichiarazioni estreme, ma modifica l’ambiente in cui si svolge il dibattito. Funzionano un po’ come certe specie invasive: modificano l’ambiente e, una volta insediate, costringono tutto ciò che non ha a che fare con loro a vivere nell’ambiente che hanno trasformato, secondo una certa forma. Una volta costruita l’infrastruttura, è difficile sottrarre valore a chi l’ha creata. Il sistema si radica e si impone, diventando un canale privilegiato attraverso cui passano i contenuti.

Costi marginali e benefici distribuiti

Il fenomeno del troll si basa su una logica economica: il costo di una provocazione è basso, mentre i benefici sono distribuiti su una vasta collettività. Una falsità richiede solo dieci secondi per essere pronunciata, ma richiede ore per essere verificata, contestualizzata e smentita. Chiunque si occupi di smascherarla, in realtà, contribuisce a rafforzare l’infrastruttura del troll. Questo crea un ciclo in cui il costo marginale della provocazione è privato, ma i costi di gestione vengono esternalizzati sulla collettività.

Le infrastrutture, come le autostrade o gli aeroporti, sono beni di lungo periodo. Una volta costruite, non si smontano facilmente. Allo stesso modo, l’infrastruttura del troll si radica nel dibattito politico e si impone come canale privilegiato attraverso cui passano i contenuti. Chi combatte dentro questa infrastruttura non solo non vince, ma contribuisce a mantenerla e a rafforzarla nel lungo periodo. Le infrastrutture sono beni di lunghissimo periodo: una volta costruite, stanno.

Il libro Muskismo spiega come il troll non sia solo una forma di comunicazione, ma un sistema che si impone e si radica, trasformando il dibattito politico in un ambiente in cui le falsità sono la norma. Questo fenomeno, sebbene possa sembrare una strategia di comunicazione, ha effetti profondi e duraturi, modificando le regole del dibattito e costringendo chiunque a vivere in un contesto distorto. Il troll, in questo senso, non è solo una tecnica, ma un’infrastruttura che si impone e si radica, trasformando il potere in una forma di controllo invisibile e persistente.