Chi ha informato la banda e quando? Il giallo delle auto nell’attentato a Ranucci

Indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci: chi ha informato la banda e quando? Dati e incongruenze emergono dagli atti.

Inquirenti analizzano i messaggi e i sopralluoghi per chiarire chi ha informato la banda sull’attentato a Ranucci
Inquirenti analizzano i messaggi e i sopralluoghi per chiarire chi ha informato la banda sull’attentato a Ranucci

Il giallo delle auto nell’attentato a Sigfrido Ranucci si fa sempre più complesso. Gli inquirenti, dopo un lungo interrogatorio dei bombaroli, si concentrano su un dettaglio cruciale: chi ha informato la banda sull’ubicazione delle due auto da colpire e quando? La sequenza di eventi, ricostruita dagli atti e dalle intercettazioni, presenta incongruenze che alimentano le domande su chi ha dato l’ordine e come è stato possibile individuare le vetture da attaccare.

Chi ha dato l’ordine e quando?

Secondo i verbali dell’interrogatorio, il mandante reo confesso Valter Lavitola, attraverso il suo intermediario Clesio Gomez Tavares, ha dato ordine a Pellegrino D’Avino di mettere una «botta» (una bomba carta) fuori dal cancello della villetta a Roma. Tuttavia, nel corso delle conversazioni, le due auto da colpire – un Opel Adam e una Ford Ka – non vengono mai menzionate. Solo in un messaggio, inviato da Ranucci stesso al mandante, si specifica la presenza di due veicoli parcheggiati in via Po a Torvaianica.

La specifica di Ranucci sembra essere un elemento chiave per comprendere la sequenza degli eventi.

Un dettaglio che ha scatenato domande

Il 11 ottobre, cinque giorni prima dell’esplosione, il telefono di Tavares ha registrato un aggancio alla cella telefonica compatibile con il ristorante di Lavitola a Monteverde. Questo momento potrebbe indicare il momento in cui l’informazione sulle auto è stata passata a Tavares, modificando i dettagli dell’azione. Gli inquirenti stanno analizzando con attenzione questa sequenza, cercando di capire se si tratta di un’informazione diretta o se è emersa da un’altra fonte. Al tempo stesso, i magistrati stanno rileggendo con attenzione i messaggi tra Ranucci e Lavitola, cercando di ricostruire la catena di comando e le responsabilità. La procura ha anche evidenziato l’importanza di un dettaglio: la specifica di Ranucci sulle due auto, che sembra essere un elemento cruciale per comprendere come è stato possibile individuare le vetture da attaccare.

Le incongruenze e i luoghi noti a Lavitola

Le ricostruzioni degli inquirenti indicano che Lavitola si sarebbe recato per la prima volta in alcune abitazioni solo 39 giorni prima dell’attentato. Tra queste, l’abitazione di Laura Cianfoni, persona vicina a Ranucci, e Rocca Massima, dove il conduttore si trovava fino a poche ore prima dell’esplosione. Questi luoghi, ben noti a Lavitola, potrebbero aver giocato un ruolo nella scelta del target.

Un altro aspetto che ha suscitato domande è la segnalazione di una moto sospetta, fatta da Ranucci alla sua scorta la sera prima dell’attentato. Gli inquirenti si chiedono come mai non siano stati effettuati controlli o segnalazioni immediate su quell’episodio, che potrebbe aver fornito ulteriori indizi. Con l’indagine in corso, i magistrati cercano di chiarire chi ha informato la banda e quando, cercando di ricostruire la catena di comando e le responsabilità. Il giallo delle auto rimane un elemento cruciale per comprendere l’attentato e le sue conseguenze. La verità, però, potrebbe ancora nascondersi nei dettagli che non sono ancora stati chiariti.