Vertice a tre tra Xi, Modi e Putin per rafforzare la cooperazione in Asia centrale
Vertice tra Cina, India e Russia a Bishkek per contrastare le politiche di Trump e rafforzare la cooperazione energetica e commerciale.

Un vertice strategico per contrastare le politiche di Trump
Il 31 agosto e il 1° settembre, a Bishkek, capitale del Kirghizistan, si è tenuto il summit annuale dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), dove si sono incontrati i leader cinese, indiano e russo, Xi Jinping, Narendra Modi e Vladimir Putin. L’incontro, che ha visto la partecipazione anche di Pakistan, Iran, Bielorussia e le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, è stato volto a rafforzare la cooperazione tra i paesi membri e a contrastare l’offensiva di Donald Trump contro i partner commerciali dell’Iran. La scelta di Bishkek come sede del summit ha reso evidente l’importanza della regione come hub politico e economico per i paesi non occidentali.
La cooperazione energetica è al centro del dibattito. Russia, Iran e Kazakistan sono grandi produttori di idrocarburi, mentre Cina e India rappresentano mercati di sbocco significativi. La regione dell’Asia centrale, attraversata da gasdotti, ferrovie e reti elettriche, è un’area strategica per la distribuzione dell’energia. Il vertice ha visto l’approvazione di due dichiarazioni sulla cooperazione tra sistemi energetici e sull’efficienza, con l’obiettivo di rafforzare i collegamenti tra lo Xinjiang, il Caspio, la Russia e il Medio Oriente. La ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan, che non attraversa la Russia, rappresenta un’alternativa terrestre per i trasporti verso occidente.
La Banca di sviluppo della SCO e la de-dollarizzazione
Un altro tema cruciale del summit è stato la possibile creazione della Banca di sviluppo della SCO. Dopo l’impulso dato da Xi Jinping al summit di Tianjin del 2025, i negoziati sono entrati nella fase più difficile, con questioni come capitale, quote, governance e criteri di finanziamento. Le repubbliche centroasiatiche cercano risorse per infrastrutture e digitalizzazione, mentre Russia e Iran sperano in nuovi canali meno vulnerabili alle restrizioni occidentali. Una maggiore unità finanziaria potrebbe offrire canali alternativi per schermarsi dalle sanzioni degli Stati Uniti, ma potrebbe anche mettere a rischio l’accesso al dollaro americano, qualora la Casa Bianca intensificasse le azioni contro l’Iran.
La de-dollarizzazione è un obiettivo a lungo termine, ma non una soluzione immediata. I paesi membri hanno ribadito l’intenzione di accelerare l’utilizzo delle monete nazionali negli scambi commerciali, ma non si prevede una sostituzione imminente del dollaro. La pressione americana potrebbe favorire un disgelo tra Cina e India, pur rimanendo la rivalità tra i due giganti asiatici un ostacolo significativo per lo sviluppo della SCO e dei BRICS.
Un’alleanza strategica per il futuro
La visita di Xi Jinping negli Stati Uniti, prevista il 24 settembre, rappresenta un’altra tappa importante per rafforzare il capitale politico cinese. La delegazione di Xi, che dovrebbe includere dirigenti d’azienda cinesi, risponde alla presenza di manager americani durante la visita di Trump a Pechino. Segnale che appare «quasi certa» l’estensione della tregua commerciale di un anno tra Cina e Stati Uniti, concordata a Busan nell’ottobre 2025. Tuttavia, non si aspetta un «grande accordo strutturale» che rimuova i fondamentali della rivalità tra le due potenze.
Un’alternativa alla centralità russa
La regione dell’Asia centrale, con le sue risorse energetiche e i suoi corridoi commerciali, rappresenta un’alternativa parziale alla centralità russa. Il progetto Power of Siberia 2, che coinvolge il Turkmenistan, permette a Xi di negoziare da una posizione più favorevole con Putin. La cooperazione tra Cina, Russia e India, sebbene non priva di tensioni, potrebbe offrire ai loro partner un motivo in più per collaborare. La SCO, pur limitata nella sua capacità di fornire sostegno militare o finanziario, ha dimostrato una solidarietà politica e una condanna delle pressioni esterne, senza però un sostegno automatico. La pressione americana potrebbe accelerare la discussione sulla Banca di sviluppo, ma non produrre un piano di salvataggio per Teheran.
