Attentato a Ranucci, i due arrestati affermano di non conoscere né lui né Lavitola
Due arrestati per l’attentato a Ranucci affermano di non conoscere né il giornalista né Lavitola, ma solo Tavares.

Due degli arrestati per l’attentato a Sigfrido Ranucci hanno affermato di non conoscere né il giornalista né Valter Lavitola, ma di aver avuto rapporti esclusivamente con Gomes Clesio Tavares, un presunto tramite operativo dell’intera vicenda. L’interrogatorio di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, durato oltre dieci ore, ha visto i due indagati sottolineare che non avevano alcun contatto con Ranucci né con Lavitola, ma solo con Tavares, il quale, a sua volta, ha dichiarato di non aver mai conosciuto il conduttore di “Report”.
Contatti esclusivamente con Tavares
Secondo i legali dei due arrestati, Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, i due indagati hanno avuto rapporti esclusivamente con Tavares, attualmente in Africa e in procinto di rientrare in Italia per “chiarire i fatti”. I difensori hanno precisato che il compito ricevuto riguardava esclusivamente il posizionamento dell’ordigno sotto l’abitazione del giornalista, senza alcun riferimento agli spari con arma da fuoco. Il perimetro del mandato è quello della prima ordinanza, non i colpi di pistola, hanno sottolineato.
La difesa cerca di smontare l’accusa di metodo mafioso
La difesa dei due arrestati mira a smontare l’aggravante del metodo mafioso contestata a vario titolo, accusa già esclusa dal gip che ha firmato le misure cautelari. Gli avvocati hanno anticipato che presenteranno un’istanza per chiedere un’attenuazione o la revoca delle accuse, considerando che i loro assistiti non avevano alcun intento di far male a nessuno. Inoltre, hanno espresso la possibilità di procedere con il rito abbreviato. La situazione di Tavares, ricercato in Africa e ritenuto il presunto anello di collegamento tra Lavitola e la banda esecutrice, è stata oggetto di un’intervista esclusiva del Tg1. Tavares ha dichiarato di sentirsi tranquillo sul proprio futuro giudiziario e di non aver mai conosciuto Ranucci. Non è oggi non è domani ma torno a breve. Io torno, questa è una certezza, ha concluso.
Intanto, la moglie di D’Avino, Marika De Filippi, è in attesa di partorire e i legali hanno espresso la possibilità di una sospensione delle misure cautelari. “Forse non è il caso, lunedì si prenderà una decisione in merito a una possibile sospensione”, hanno detto. L’interrogatorio dei due arrestati ha visto non essere rivolte domande specifiche sul conduttore Rai, con i legali a sottolineare che per loro Ranucci è “parte offesa”, ma non conosciuto.
Secondo i legali, durante l’interrogatorio non è stata fatta alcuna domanda specifica sul giornalista, che per loro è considerato parte offesa. Gli avvocati hanno ribadito che i due indagati non conoscevano Ranucci né Lavitola, ma avevano solo contatti con Tavares, il quale ha affermato di non aver mai conosciuto il conduttore di “Report”. La difesa cerca di dimostrare che l’azione non era volta a causare danni personali, ma solo al posizionamento dell’ordigno.
La situazione di Tavares, che è in Africa e ha dichiarato di sentirsi tranquillo sul proprio futuro giudiziario, è in attesa di ulteriori sviluppi. Gli avvocati hanno anche anticipato che potrebbe essere richiesta la sospensione delle misure cautelari per la moglie di D’Avino, in considerazione del parto imminente. La difesa si concentra su una strategia difensiva volta a smontare l’accusa di metodo mafioso e a ottenere un’attenuazione delle accuse. La vicenda dell’attentato a Ranucci continua a suscitare interesse e preoccupazione, con i legali che cercano di chiarire i rapporti tra i diversi soggetti coinvolti. La difesa dei due arrestati si basa sulla mancanza di conoscenza diretta del giornalista e della sua famiglia, nonché sulla limitata portata dell’azione compiuta. La situazione rimane in attesa di ulteriori sviluppi, con l’attenzione concentrata sui prossimi passi legali e sull’evoluzione delle indagini.
